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Nelle alpi il clima 'industriale'

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Il carotaggio del ghiaccio è una tecnica utilizzata per rintracciare informazioni relative alla storia geologica di uno specifico ambiente, comprese le caratteristiche climatiche. Un team di ricerca nato da una collaborazione tra l’Università di Milano-Bicocca, EV-K2 CNR e PNRA è autore di un progetto finalizzato a reperire informazioni sulle variazioni climatiche intercorse nell’ultimo secolo. Le operazioni saranno condotte presso il Colle del Lys, che fa parte del Gruppo del Monte Rosa, nella zona di confine tra l’Italia e la Svizzera e l’obiettivo principale è recuperare carote di ghiaccio di un diametro pari ad almeno 8 cm e lunghe fino a 120 m, perforando fino alla base del ghiacciaio, a profondità dove si sono conservate le tracce del clima dall’inizio dell’industrializzazione e dello sviluppo delle principali attività antropiche a maggiore impatto sull’ambiente.

Il team di ricerca è coordinato da Valter Maggi del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio dell'Università di Milano-Bicocca e composto da personale del centro ENEA Brasimone (BO), del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, dal Corpo delle Guide Alpine di Alagna Valsesia (VC) e dalla spedizione EvK2Cnr. I campioni di ghiacci non polari, raccolti nelle ore notturne per garantire il mantenimento delle basse temperature, verranno poi sottoposti a una procedura di stratigrafia, per essere poi analizzati presso i laboratori EuroCold del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del territorio dell’Università di Milano-Bicocca. Le tecniche messe a punto per il progetto, basate su nuovi sistemi di perforazione, potranno poi trovare applicazione sia in Antartide che in altre regioni di alta quota del pianeta. 

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Ghiacciai

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La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.