fbpx Sull'orlo del buco nero | Scienza in rete

Sull'orlo del buco nero

Primary tabs

Read time: 1 min

Grazie ai dati raccolti dall'osservatorio orbitante XMM-Newton, il telescopio europeo per la radiazione X realizzato con un importante contributo italiano, gli astronomi hanno spinto l'osservazione di un buco nero a un nuovo limite.

A partire dal gennaio dello scorso anno Andrew Fabian, dell'Università di Cambridge, e i suoi collaboratori hanno puntato XMM-Newton verso la galassia attiva 1H0707-495, interessati a svelare qualche segreto del massiccio buco nero che ospita. L'inseguimento si è protratto per quattro intere orbite dell'osservatorio spaziale e ha permesso di collezionare informazioni spettrali davvero preziose. Le conclusioni cui sono giunti i ricercatori sono state pubblicate a fine maggio su Nature.

Studiando in particolare la radiazione emessa dagli atomi di ferro (le linee di emissione L e K) gli astronomi hanno potuto appurare che la massa del buco nero è compresa tra 3 e 5 milioni di masse solari e che ogni mezz'ora quel mostro cosmico ingoia una quantità di materia equivalente alla massa della Terra. L'analisi delle distorsioni delle stesse linee spettrali ha inoltre evidenziato che si stava osservando il comportamento di materia posta proprio a ridosso del buco nero, a distanze inferiori al doppio del raggio del buco nero stesso. Un vero record che, secondo gli autori della ricerca, ci potrà finalmente portare alla mappatura delle immediate vicinanze di un buco nero.

Fonte ESA
Fonte ASI

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Ulisse e le sirene

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.