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Il trasferimento di conoscenze in ambiente e salute

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Il binomio “ambiente e salute” è stato oggetto, negli ultimi anni, di un interesse crescente nell'ambito accademico e della ricerca. Da un lato, infatti, si sono accresciute le conoscenze relative agli effetti delle attività antropiche sull'ambiente, dall'altro si stanno evolvendo metodologie e strumenti per una valutazione degli impatti stessi e delle loro correlazioni con gli effetti sulla salute.

Esperienze concrete vengono discusse durante la Conferenza ‘Sharing a vision for environment and health research in Europe’ promossa dalla Rete ERA-ENVHEALTH, che si svolge a Parigi il 13 e 14 giugno. La sensibilità sul tema ambiente e salute è cresciuta anche a livello politico e sociale, traducendosi in una costate crescita di domanda di partecipazione alla decisione pubblica da parte della cittadinanza. Parallelamente, emerge una maggiore attenzione da parte dei decisori pubblici sulle conoscenze scientifiche e sugli strumenti di valutazione a supporto dei processi decisionali, tali da prendere in considerazione le conoscenze scientifiche e i determinanti di salute non tradizionalmente considerati, come i fattori socio-economici.

Come è evidente, si tratta di un sistema molto complesso di interazioni tra elementi di natura diversa che determinano influenze, relazioni e decisioni. Nell'ambito del progetto di Rete ERA-ENVHEALTH, l'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR ha risposto all'attenzione crescente a livello nazionale e internazionale sul tema individuando una serie di esperienze reali di produzione di conoscenza e uso, o mancato uso, delle stesse nelle politiche pubbliche, di tipo sia preventivo che risolutivo. Il gruppo italiano era composto anche da ARPA Emilia-Romagna, ARPA Toscana, Medici per l’Ambiente e una filosofa eticista che lavora presso l’Università Humboldt di Berlino. I sette casi studiati, molto diversi tra loro sono: le ondate di calore, le radiofrequenze, il biomonitoraggio umano, il radon, il rumore, cambiamenti climatici e aria indoor. La loro analisi ha fatto emergere una serie di dinamiche, di complesse e interessanti interazioni tra i cosiddetti “stakeholder”, letteralmente i “portatori di interessi/di poste in gioco”, dove pesano fattori che facilitano od ostacolano il trasferimento delle conoscenze alle decisioni.

La ricerca ha portato alla definizione di una metodologia di analisi in grado di isolare, caso per caso, due tipologie di elementi: quelli strutturali che dovrebbero influenzare in positivo o in negativo il trasferimento delle conoscenze, e quelli contestuali che influenzano di fatto le dinamiche analizzate, favorendole o bloccandole. I casi analizzati vengono discussi durante la Conferenza ‘Sharing a vision for environment and health research in Europe’ promossa dalla Rete ERA-ENVHEALTH, in corso a Parigi. Durante la presentazione dei risultati dell'analisi vengono messi in evidenza quegli elementi risultati comuni a tutte le esperienze analizzate, illustrando come in alcuni casi essi si siano rivelati fattori positivi e in altri fattori negativi.

Questa analisi ha permesso di mettere in evidenza una serie di aspetti che i ricercatori possono tenere in considerazione tanto nel disegno della loro ricerca, quanto nella realizzazione e finalizzazione della stessa, allo scopo di massimizzare l'uso dei risultati come base per la presa di decisioni, ma anche per rendere i risultati stessi “usabili”, comprensibili e “risolutivi” rispetto alle questioni poste nelle esperienze reali. Gli esiti di questa analisi hanno permesso di realizzare, insieme al lavoro di altri due gruppi di lavoro della Rete ERA-ENVHEALTH, un documento contenente idee e raccomandazioni per i ricercatori, per migliorare le dinamiche di interrelazione, rendere più efficace la comunicazione dei risultati e tentare di “personalizzarli” per consentirne un uso contestuale, adatto alle problematiche specifiche e in grado di offrire delle soluzioni. Scegliendo di approfondire lo studio di casi concreti, si sono integrate le ricerche realizzate sul tema dalla Rete ERA-ENVHEALTH con esperienze sul  campo, che appaiono essenziali per una scienza pensata come strumento utile a prendere decisioni e programmare azioni concrete in un contesto di incertezza e crescente complessità.


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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.