fbpx Una sconosciuta folata di radiazioni | Page 5 | Scienza in rete

Una sconosciuta folata di radiazioni

Read time: 2 mins

L'analisi degli anelli di accrescimento di alcuni antichi cedri del Giappone ha permesso di individuare un anomalo eccesso di carbonio-14 in corrispondenza della stagione di crescita del 775 d.C. la cui origine è completamente sconosciuta.

Lo studio, coordinato da Fusa Miyake (Solar-Terrestrial Environmental Laboratory – Nagoya University) e pubblicato sulle pagine di Nature, mette in luce come l'eccesso registrato negli anelli degli alberi sia inequivocabilmente riconducibile a un notevole incremento del carbonio-14 in atmosfera. I ricercatori stimano che, nel volgere di solamente una dozzina di mesi, i livelli dell'isotopo del carbonio siano cresciuti dell'1,2%, una quantità 20 volte superiore all'intervallo di variazione normalmente registrato.

Buio fitto sulla possibile origine di questo eccesso. Solitamente, infatti, si chiamano in causa radiazioni estremamente energetiche (per esempio esplosioni di supernova o violente eruzioni solari) che interagiscono con gli atomi dell'alta atmosfera liberando neutroni; questi, a loro volta, collidono con gli atomi di azoto-14 trasformandoli in atomi di carbonio-14. Quanto è successo nel 775, però, secondo i ricercatori non può per il momento essere imputato né a una supernova né al Sole. Non solo non è stata individuata nessuna traccia di una supernova così recente (segnalata in cielo da intense emissioni radio e X), ma non vi è neppure nessuna traccia storica di attività solari particolarmente violente. Queste ultime, infatti, accompagnate da fenomeni aurorali straordinari, sarebbero state certamente riportate dalle cronache del tempo.

Vi è chi suggerisce come nello studio non sia stato sufficientemente valutato il fenomeno delle cosiddette espulsioni coronali di materia (CME – coronal mass ejections), getti di plasma che convogliano flussi di particelle cariche verso la Terra. Questi fenomeni, infatti, potrebbero indirizzare verso l'atmosfera terrestre un notevole flusso di protoni a elevatissime energie pur in presenza di eruzioni solari di per sé non particolarmente intense.

Nature - Science

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Atmosfera

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.