fbpx L'opinione di Aldo Zollo - INGV | Page 9 | Scienza in rete

L'opinione di Aldo Zollo - INGV

Read time: 2 mins

Aldo Zollo è professore ordinario di Sismologia all’Università di Napoli “Federico II”.
Si occupa degli aspetti teorici e sperimentali della propagazione delle onde sismiche e dei processi di frattura della crosta terrestre che hanno luogo durante i terremoti.

Scienzainrete ha chiesto il suo parere sulle caratteristiche del sisma che ieri mattina ha colpito, di nuovo, il Nord Italia.

Ci sono anomalie in questa sequenza di scosse ?

Non ci sono particolari anomalie, se consideriamo che quasi tutti i terremoti moderati e forti accaduti in Appennino negli ultimi 40 anni (da quello del Friuli del 1976, passando per quello dell’Irpinia e le più recenti di Colfiorito, 1997 e Abruzzo,2009), hanno innescato più eventi di magnitudo comparabile o di poco minore. Questi cluster di terremoti sono associati a fenomeni di frattura multipli che attivano segmenti di faglia adiacenti a quelli su cui si innesca la frattura primaria, e sono probabilmente legati a processi di rilascio e trasferimento spaziale dello sforzo tettonico.

In particolare, dopo gli sciame dell'Umbria e dell'Abruzzo, ora lo sciame emiliano: sono fenomeni sismici normali oppure sono statisticamente anomali? C'è una correlazione tra loro?

Non c’è una correlazione diretta, ma una causa comune che è rappresentata dalla deformazione dell’intera catena appenninica soggetta alla spinta tettonica del continente africano verso quello euro-asiatico. Questa deformazione si accumula ad un tasso dell’ordine di diversi mm per anno e viene rilasciata attraverso sporadici episodi di fratturazione che danno luogo in appennino a terremoti di magnitudo moderata (5.5-6.5)

Secondo la sua opinione la faglia che si è mossa oggi è la medesima di dieci giorni fa o è una faglia nuova? Nel secondo caso, potrebbe essere stata attivata dalle scosse precedenti o si tratta di eventi sismici indipendenti?

Dalla distribuzione delle tre scosse principali, rispetto alla distribuzione delle repliche dell’evento del 20 Maggio, e dalla ricostruzione della geometria della superficie di frattura si può ipotizzare che si sia attivato un nuovo segmento di faglia, sub-parallelo e adiacente ad Ovest, rispetto a quello fratturato nell’episodio precedente. Stiamo parlando di segmenti di frattura che hanno dimensioni lineari di meno di 10 km di lunghezza.

 

 (fonte INGV)

Autori: 
Sezioni: 
Terremoto

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.