fbpx Nessun dubbio per la materia oscura | Page 5 | Scienza in rete

Nessun dubbio per la materia oscura

Read time: 2 mins

Mentre in uno studio presentato il mese scorso un team annunciava, con comprensibile agitazione dei cosmologi, che nei paraggi del Sole praticamente non v'era traccia di materia oscura, in un nuovo lavoro due astrofisici di Princeton correggono il tiro e tutto ritorna come prima.

Qualche settimana fa Christian Moni Bidin (University of Concepcion – Cile) e tre collaboratori avevano presentato un paper (accettato per la pubblicazione da Astrophysical Journal e consultabile a questo link) in cui, valutando il moto di oltre 400 stelle entro 13 mila anni luce dal Sole, concludevano di non aver rilevato l'influenza di materia oscura. La materia visibile, insomma, era perfettamente in grado di spiegare quelle orbite e non era necessario – almeno per i paraggi del Sole – ipotizzare l'esistenza di materia oscura. Il modello che prevede che questa elusiva componente sia un elemento chiave del mantenimento della struttura delle galassie e della loro dinamica era dunque messo in seria discussione.

La preoccupazione dei cosmologi non è però durata neppure due mesi. A metà maggio, infatti, Jo Bovy e Scott Tremaine (Institute for Advanced Study di Princeton) hanno reso pubblico e proposto per la pubblicazione ad Astrophysical Journal un loro studio (consultabile a questo link) nel quale sostengono che la precedente analisi era affetta da un errore molto sottile ma cruciale. Nel loro studio, Moni Bidin e collaboratori ipotizzavano che le stelle percorrevano le loro orbite alla stessa velocità, una caratteristica che viene però contestata da Bovy e Tremaine: stelle come quelle considerate orbitano lontano dal disco galattico e dunque il loro moto non può essere così regolare.

Secondo i due astrofisici di Princeton questa valutazione ha indotto Moni Bidin a sottostimare l'ammontare complessivo di materia nei dintorni del Sole, il che spiega come mai la presenza di materia oscura diventasse inutile. Rianalizzando sotto questa luce gli stessi dati, Bovy e Tremaine hanno ottenuto valori in linea con le precedenti stime della materia oscura.

New Scientist

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.