fbpx La materia oscura c'è | Scienza in rete

La materia oscura c'è

Primary tabs

Read time: 2 mins

Mentre in uno studio presentato il mese scorso un team annunciava, con comprensibile agitazione dei cosmologi, che nei paraggi del Sole praticamente non v'era traccia di materia oscura, in un nuovo lavoro due astrofisici di Princeton correggono il tiro e tutto ritorna come prima.

Qualche settimana fa Christian Moni Bidin (University of Concepcion – Cile) e tre collaboratori avevano presentato un paper (accettato per la pubblicazione da Astrophysical Journal e consultabile a questo link) in cui, valutando il moto di oltre 400 stelle entro 13 mila anni luce dal Sole, concludevano di non aver rilevato l'influenza di materia oscura. La materia visibile, insomma, era perfettamente in grado di spiegare quelle orbite e non era necessario – almeno per i paraggi del Sole – ipotizzare l'esistenza di materia oscura. Il modello che prevede che questa elusiva componente sia un elemento chiave del mantenimento della struttura delle galassie e della loro dinamica era dunque messo in seria discussione.

La preoccupazione dei cosmologi non è però durata neppure due mesi. A metà maggio, infatti, Jo Bovy e Scott Tremaine (Institute for Advanced Study di Princeton) hanno reso pubblico e proposto per la pubblicazione ad Astrophysical Journal un loro studio (consultabile a questo link) nel quale sostengono che la precedente analisi era affetta da un errore molto sottile ma cruciale. Nel loro studio, Moni Bidin e collaboratori ipotizzavano che le stelle percorrevano le loro orbite alla stessa velocità, una caratteristica che viene però contestata da Bovy e Tremaine: stelle come quelle considerate orbitano lontano dal disco galattico e dunque il loro moto non può essere così regolare.

Secondo i due astrofisici di Princeton questa valutazione ha indotto Moni Bidin a sottostimare l'ammontare complessivo di materia nei dintorni del Sole, il che spiega come mai la presenza di materia oscura diventasse inutile. Rianalizzando sotto questa luce gli stessi dati, Bovy e Tremaine hanno ottenuto valori in linea con le precedenti stime della materia oscura.

New Scientist

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.