fbpx Nuova specie di ominidi | Page 6 | Scienza in rete

Nuova specie di ominidi

Read time: 1 min

 

Il nome scientifico è quello di Anoiapithecus brevirostris, ma i ricercatori spagnoli che cinque anni fa hanno trovato i resti di questo curioso ominide hanno pensato bene di chiamarlo Lluc. Il trattamento dei resti (parte del cranio e mandibola) rinvenuti nel 2004 a l'Anoia, nei pressi di Barcellona, è stato complesso e delicato e solo recentemente è stato possibile procedere alla loro datazione - che ha suggerito un'età di circa 12 milioni di anni - e al loro studio.

Ciò che ha maggiormente impressionato Salvador Moyà-Solà (Institut Català de Paleontologia - Universitat Autonoma de Barcelona) e i suoi collaboratori è stata l'incredibile somiglianza dei tratti facciali con quelli tipici del genere Homo. Lluc, infatti, non presenta l'usuale pronunciato prognatismo, ma una morfologia del volto decisamente moderna.

Questo non significa affatto che vi sia una qualsiasi forma di relazione diretta tra il genere Homo e l'Anoiapithecus, ma potrebbe trattarsi di una convergenza evolutiva, con due specie a evoluzioni separate che condividono caratteristiche comuni.

Lo studio di Moyà-Solà è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonti: PNAS, UAB

Autori: 
Sezioni: 
Origini

prossimo articolo

Artemis II: il lato in ombra della corsa alla Luna

Immagine della navicella spaziale Orion con la luna illuminata a metà sullo sfondo

Paolo Attivissimo nel suo recente saggio dedicato al ritorno sulla Luna offre un quadro realistico della nuova corsa al nostro satellite. Una corsa che la NASA non può perdere, ma che ha difficoltà a vincere, anche perché con il tempo c'è stata una drastica riduzione dei finanziamenti: sono solo una frazione rispetto a quelli che aveva ricevuto il programma Apollo, mentre i nodi dei voli umani al di là dell’orbita circumterrestre sono identici a quelli che si erano dovuti affrontare allora. Crediti immagine: NASA

Il diluvio mediatico collegato alla missione Artemis II che, con tutti i suoi record, ha fatto dimenticare i problemi sulla rampa di lancio nonostante il costo esorbitante del lanciatore, forse ci inducono a concentrarsi sui dettagli piuttosto che sull’intero impianto del programma di ritorno alla Luna.