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Come costruire un dinosauro

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Jack Horner, il più famoso paleontologo al mondo, ispiratore del romanzo di Michael Crichton e poi consulente di Spielberg per la realizzazione di Jurassic Park, sarà in Italia alla fine di maggio – invitato nell’ambito di “Meet the media guru”, il ciclo di incontri con i grandi protagonisti dell’innovazione, della ricerca, della scienza - a presentare il suo ultimo libro, Come costruire un dinosauro (Pearson editore, in libreria il 28 maggio). Fautore delle più eclatanti scoperte sui dinosauri negli ultimi trent’anni, Jack Horner insegna paleontologia alla Montana State University. Ha ricevuto il premio McArthur Fellowship, detto “Premio dei Geni”, ed è autore di diversi importanti libri sui dinosauri. Il 29 maggio a Milano, al Museo civico di storia naturale, e poi a Parma e Firenze, Horner racconterà le incredibili scoperte, compiute in giro per il mondo, che lo hanno portato a comprendere le dinamiche parentali dei dinosauri, a definirne l’aspetto e soprattutto, grazie al ritrovamento del cosiddetto B.rex, a stabilire che il mondo attuale è popolato di discendenti diretti degli antichi rettili: gli uccelli. E da qui, a elaborare un rivoluzionario progetto: riportare in vita i dinosauri preistorici partendo dal codice genetico degli uccelli attuali, e più precisamente del pollo. Non si tratta di fantagenetica: Jack Horner e i suoi collaboratori pensano che a breve arriveremo a costruire il pollosaurus. Come? Ripercorrendo l’evoluzione a ritroso, secondo quella che oggi viene chiamata reverse evolution.

Grazie allo studio degli embrioni sappiamo che ogni animale durante lo sviluppo prenatale ripercorre la storia evolutiva della sua specie. In questo caso, l’embrione di un uccello, di un pollo per esempio, non ha da subito le ali e il becco, ma ha zampe a tre dita, denti e…la coda. E se individuassimo i geni che fanno sparire i denti, che trasformano la zampa artigliata in ala e che fanno riassorbire la coda, se si potessero “disattivare”? In questo modo avremmo un dinosauro dall’aspetto preistorico, con zampe, coda e denti come un moderno, piccolo Velociraptor. Non bisogna preoccuparsi delle piume: i dinosauri preistorici già le avevano… Un progetto, quello di Horner, dai grandi risvolti scientifici che, da un lato, apre enormi possibilità conoscitive sul passato delle specie viventi e sui meccanismi dell’evoluzione, dall’altro, consente di sperimentare nuove cure per tutta una serie di malattie e malformazioni. Gli incontri sono stati organizzati in collaborazione da “Meet the media guru”, Pearson editore, Museo di storia naturale di Milano e A.P.P.I. - Associazione Paleontologica Parmense Italiana.

Fonte: Ufficio Stampa Pearson Editore

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.