fbpx Educazione allo sviluppo sostenibile | Scienza in rete

Educazione allo sviluppo sostenibile

Read time: 2 mins

In previsione di Rio+20, i leader della comunità accademica internazionale sono chiamati a impegnarsi per l'ideazione di pratiche sostenibili indirizzate alle università. Presidi di facoltà e rettori sono invitati, in particolare, a firmare la dichiarazione Commitment to Sustainable Practices of Higher Education Institutions on the Occasion of the United Nations Conference on Sustainable Development.

Gli studenti di oggi saranno i decisori politici di domani. Gli istituti di istruzione superiore svolgono, di conseguenza, un ruolo fondamentale nella costruzione di società più sostenibili e nella creazione di nuovi paradigmi per le classi politiche dei prossimi decenni. La missione, trattandosi di istituzioni educative, è quella di promuovere lo sviluppo attraverso la ricerca e l'insegnamento, oltre che la diffusione e la comprensione delle nuove conoscenze.

Tutti gli studenti devono acquisire i valori, le competenze e le abilità necessarie per contribuire alla costruzione di una società più sostenibile. Ciò implica una revisione dei contenuti degli insegnamenti, dando maggiore spazio a quelli in grado di rispondere alle nuove sfide globali e locali.

Coloro che volessero partecipare, devono proporre un progetto di sostenibilità da attuare tra il 2012 e il 2015, ovviamente nel rispetto dei valori alla base di Rio+20. Ogni impegno deve comprendere:

  • una promessa di agire ora o in futuro;
  • un impegno per la trasparenza (da assolvere attraverso una relazione annuale sui progressi raggiunti);
  • una descrizione di obiettivi concreti e limitati nel tempo, il cui raggiungimento possa essere valutato facilmente;
  • una descrizione generale delle risorse che verranno dedicate al conseguimento di tali obiettivi e dei partner eventualmente coinvolti.

Anche l'Italia è chiamata ad aderire a questa iniziativa. Un primo passo concreto, dopo la ratifica della dichiarazione, potrebbe essere quello di rendere i nostri campus universitari e scolastici più "verdi", seguendo le linee guida proposte nel documento:

  • aumentare l'efficienza idrica ed energetica di edifici e strutture;
  • acquistare e consumare prodotti sostenibili;
  • garantire una mobilità a basso impatto ambientale a studenti e docenti;
  • incentivare i programmi per la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo dei rifiuti;
  • incoraggiare stili di vita più sostenibili.

In Italia hanno già aderito:

  1. ALTIS-Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano)
  2. MIB School of Management (Trieste)
  3. Politecnico di Bari
  4. Università Ca’ Foscari Venezia
  5. Università della Calabria (Rende-CS)
  6. University of Salento (Lecce)


L'elenco completo di chi ha già firmato, con la descrizione dettagliata delle proposte, è disponibile qui

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Rio+20

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.