fbpx FDA allerta sul metodo Zamboni | Scienza in rete

FDA allerta sul metodo Zamboni

Primary tabs

Read time: 2 mins

La Food and Drug Administration statunitense (FDA) boccia il metodo Zamboni per la cura della sclerosi multipla. Lo studio di Zamboni mette in correlazione la sclerosi multipla e l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale. La FDA spiega che la “Terapia di liberazione”, la procedura sperimentale utilizzata dall’equipe di Zamboni per aprire le vene ristrette al petto e al collo, non è stata approvata per il trattamento di insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) e che potrebbe essere pericolosa. Gli studi infatti che analizzano un legame tra SM e CCSVI non sono conclusivi e i criteri usati per diagnosticare la CCSVI non sono stati sufficientemente dimostrati. ”Non vi è alcuna prova attendibile da studi clinici controllati che questa procedura sia efficace nel trattamento della MS”, ha detto William Maisel, vice direttore della FDA.

L’organo americano lancia un warning sul rischio di morte per emorragia celebrale nel sottoprosi a questa "terapia". Altri possibili rischi sono coaguli di sangue e danni ai nervi cranici. La FDA inoltre sta informando medici e ricercatori che stanno pianificando o realizzando studi clinici per il trattamento CCSVI che devono essere conformi alle normative per dispositivi sperimentali e approvati dalla agenzia stessa.

La FDA conclude che continuerà a monitorare segnalazioni di eventi avversi associati alla "terapia della liberazione" e a tenere il pubblico informato. Nel febbraio del 2012 aveva messo sull'avviso alcuni gruppi di ricerca che stavano sperimentando il metodo senza la necessaria autorizzazione provocandone l'interruzione.

Il comunicato della FDA 

Autori: 
Sezioni: 
SM

prossimo articolo

Seveso: la nube, il bosco e l'eredità di un disastro

Sono passati 50 anni dall'incidente di Seveso che portò alla ribalta i danni da diossina. Ripercorriamo la storia dell'incidente, le conseguenze sulla salute della popolazione, così come su animali e piante, il legame con la guerra del Vietnam e gli effetti dell'agente Orange. Ma soprattuto le eredità scientifiche, di consapevolezza e di resilienza che ha ci lasciato. Immagine Wikimedia Commons

Ventidue chilometri a nord di Milano, nel cuore della Brianza urbanizzata, tra svincoli e capannoni, c'è un bosco di querce di quarantadue ettari dove la gente porta a spasso il cane e i ragazzi vanno a correre. Si chiama Bosco delle Querce, sta a cavallo dei comuni di Seveso e di Meda, ed è uno dei fiori all’occhiello della politica di forestazione in aree urbane e periurbane lombarde.