fbpx Issues Brief 4 - Oceans | Scienza in rete

Issues Brief 4 - Oceans

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il documento Issues Brief 4 - Oceans sottolinea l’importanza della tutela degli oceani e delle risorse marine per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile.
Gli oceani comprendono più del 70% della superficie del pianeta, influenzano il clima terrestre e forniscono risorse fondamentali; rappresentano inoltre una risorsa preziosa per il turismo, le telecomunicazioni e i trasporti.
Sin dal 1982, anno in cui è stata stabilita la Convenzione sulla legge del mare (UNCLOS), nota anche come “Costituzione degli oceani”, sono state prese diverse misure per la tutela degli oceani. La loro implementazione è però risultata lenta e spesso poco efficace. Le criticità principali ancora da risolvere comprendono l’overfishing, la perdita di biodiversità marina, l’acidificazione e il riscaldamento dei mari, così come la distruzione delle barriere coralline e l’inquinamento.
La messa a punto di una gestione più efficiente degli oceani è un obiettivo prioritario se si prendono in considerazione i cospicui benefici economici, sociali e ambientali che garantiscono. I maggiori sforzi andranno diretti verso una migliore regolamentazione della pesca e verso la riduzione della perdita della biodiversità marina.
Lo sviluppo della green economy, che sarà uno dei temi principali di Rio+20, non può prescindere da una gestione sostenibile del mare e delle sue risorse. Di conseguenza, anche l’approccio della cosiddetta blue economy, che si prefigge l’obiettivo di una gestione sostenibile degli oceani e della conservazione delle risorse oceaniche (in linea con l’Agenda 21) sarà determinante nel prossimo futuro.  
Un primo passo in questa direzione sarà intrapreso dalla Commissione per lo Sviluppo Sostenibile, che compierà una valutazione complessiva degli oceani tra il 2015 e il 2016, allo scopo di monitorare lo stato di salute dei mari e della biodiversità marina.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.