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Diagnosticare col telefono

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RDT è l’acronimo inglese per test diagnostico rapido, uno strumento che, grazie alla sua semplicità d’uso, si è rivelato fondamentale per la diagnosi precoce di malattie infettive. Il principio è semplice: mettendo il campione da analizzare – urina, sangue, feci, eccetera – su una striscia dove si trova uno specifico reagente, si produce una reazione che si traduce in una variazione di colore, da confrontare con una scala cromatica specifica per interpretare il risultato. Un gruppo di ricercatori in ingegneria e nano-sistemi dell’Università della California, guidati dal professor Aydogan Ozcan, ha pensato di implementare questo semplice ed efficace test appoggiandosi a uno strumento sempre più diffuso e sempre più sfruttato dalla telemedicina: il cellulare. Ozcan e i suoi colleghi hanno così creato un piccolo lettore di RDT che può essere collegato a uno smartphone e, tramite la sua videocamera e un’applicazione apposita, salvare la variazione di colore dell’RDT come un’immagine digitale. Tale immagine viene poi analizzata verificando la validità del test e rilevandone il risultato, che viene in seguito spedito e archiviato in un server centrale.

Tre i principali vantaggi di questo strumento: innanzitutto, l’analisi digitale dell’immagine consente di ovviare al principale difetto degli RDT, ovvero la lettura dei risultati fatta ad occhio e quindi più soggetta a errore. In secondo luogo, l’immagine digitale può essere salvata per essere analizzata in seguito, cosa attualmente non fattibile dal momento che la variazione di colore di un RDT permane di norma per poche ore. Combinando questa procedura con Google Maps, infine, è possibile creare delle mappe grazie alle quali monitorare in tempo reale la diffusione geografica e temporale delle malattie infettive. Inutile sottolineare quanto un simile strumento possa essere utile per chi si occupa di salute globale e opera in quelle zone povere e remote del pianeta dove vi è scarsa disponibilità degli strumenti medici adatti. Tanto il letture quanto l’accessorio che consente la mappatura dei risultati sono stati implementati su iOS e Android, mentre i risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Lab on chip.

 

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The sea: il mare come diritto e come sogno

Screenshot dal film The sea

Il dodicenne palestinese Khaled viene respinto al checkpoint, unico in tutta la classe, perché ha partecipato a una manifestazione: per lui quel giorno sarà impossibile vedere il mare. Ma il desiderio rimane, potente, come racconta il regista Shai Carmeli-Pollak nel film The Sea. Un’ora e mezza di buon cinema, coinvolgente, girato da un israeliano e da una troupe mista e prodotto dal palestinese Baher Agbariya.

Immagine: screenshot dal film The sea

Un bambino al mare

Conosco un bambino così povero
che non ha mai veduto il mare.
A Ferragosto lo vado a prendere
in treno a Ostia lo voglio portare.

“Ecco, guarda”, gli dirò
“questo è il mare, pigliatene un po’!”.

Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà
il mare intero si prenderà.

Gianni Rodari