fbpx Il fermione di Majorana | Page 6 | Scienza in rete

Il fermione di Majorana

Read time: 2 mins

Grazie alla nanotecnologia, un team di fisici è per la prima volta riuscito a rilevare il fermione di Majorana, la particolare ed elusiva particella la cui esistenza era stata prevista teoricamente dal fisico italiano negli anni Trenta.

La particolarità di questo fermione, annunciato da Majorana quale possibile soluzione delle equazioni dalle quali in fisica quantistica si deducono le particelle elementari, è che coincide con la sua antiparticella, si trova dunque per così dire proprio sulla linea di confine che separa la materia dall'antimateria. Sono stati attivati molti progetti di ricerca per riuscire a catturare questa particella, soprattutto presso i grandi acceleratori di particelle, ma finora senza risultati attendibili.

L'analisi teorica, però, ha mostrato che esiste una strada alternativa per dargli la caccia, quella di realizzare particolari nanostrutture con materiali superconduttori e in presenza di intensi campi magnetici. E' stata proprio questa la strada seguita da Leo Kouwenhoven (Kavli Institute of Nanoscience) e dagli altri membri del team che qualche giorno fa hanno pubblicato su Science Express il felice esito della loro caccia. Secondo i ricercatori, le delicate misure delle particelle presenti alle estremità del particolare nanocircuito di loro concezione non possono essere spiegate se non chiamando in causa coppie di fermioni di Majorana.

Secondo alcuni la soluzione del mistero dei fermioni di Majorana potrebbe aprire un nuovo capitolo nella cosmologia: alcune teorie, infatti, ipotizzano che la misteriosa materia oscura sia composta di fermioni. Particolarmente interessati alla scoperta, inoltre, i sostenitori del computer quantistico, secondo i quali l'utilizzo dei fermioni di Majorana assicurerebbe al dispositivo una stabilità eccezionale.

Delft University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.