fbpx Il fermione di Majorana | Scienza in rete

Il fermione di Majorana

Read time: 2 mins

Grazie alla nanotecnologia, un team di fisici è per la prima volta riuscito a rilevare il fermione di Majorana, la particolare ed elusiva particella la cui esistenza era stata prevista teoricamente dal fisico italiano negli anni Trenta.

La particolarità di questo fermione, annunciato da Majorana quale possibile soluzione delle equazioni dalle quali in fisica quantistica si deducono le particelle elementari, è che coincide con la sua antiparticella, si trova dunque per così dire proprio sulla linea di confine che separa la materia dall'antimateria. Sono stati attivati molti progetti di ricerca per riuscire a catturare questa particella, soprattutto presso i grandi acceleratori di particelle, ma finora senza risultati attendibili.

L'analisi teorica, però, ha mostrato che esiste una strada alternativa per dargli la caccia, quella di realizzare particolari nanostrutture con materiali superconduttori e in presenza di intensi campi magnetici. E' stata proprio questa la strada seguita da Leo Kouwenhoven (Kavli Institute of Nanoscience) e dagli altri membri del team che qualche giorno fa hanno pubblicato su Science Express il felice esito della loro caccia. Secondo i ricercatori, le delicate misure delle particelle presenti alle estremità del particolare nanocircuito di loro concezione non possono essere spiegate se non chiamando in causa coppie di fermioni di Majorana.

Secondo alcuni la soluzione del mistero dei fermioni di Majorana potrebbe aprire un nuovo capitolo nella cosmologia: alcune teorie, infatti, ipotizzano che la misteriosa materia oscura sia composta di fermioni. Particolarmente interessati alla scoperta, inoltre, i sostenitori del computer quantistico, secondo i quali l'utilizzo dei fermioni di Majorana assicurerebbe al dispositivo una stabilità eccezionale.

Delft University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano


Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
 

Immagine di copertina creata con ChatGPT

La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.