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Celle solari fatte di luce

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La fondazione Cariplo ha premiato Luca Beverina, ricercatore di chimica organica del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca per aver innovato – con la collaborazione del ricercatore in chimica fisica Riccardo Ruffo - la tecnica di produzione delle celle solari organiche utilizzando la luce. Il quarto posto del Premio Cariplo “Ricerca di Frontiera” è stato assegnato nella Sala Tiepolo della Fondazione Cariplo, con un finanziamento previsto di 130 mila euro. L’idea di Beverina, sviluppata nel dipartimento di Scienza dei Materiali – con la collaborazione di Riccardo Ruffo, ricercatore in chimica fisica – consiste nell’utilizzare la luce sia come reagente fondamentale nella preparazione del la cella solare, sia come sorgente di alimentazione della stessa dopo la fase di assemblaggio.

Il progetto ExPhon (Exploitation of Self-Assembly and Photochemistry for the straightforward, low cost production of Nanostructured Organic Photovoltaic Devices) - di cui fa parte il lavoro di Beverina - si propone di ottimizzare il processo produttivo delle celle fotovoltaiche organiche, sfruttando le proprietà di reattività fotochimica e la capacità di auto assemblaggio dei materiali attivi originali. Utilizzare la luce come strumento per la realizzazione di una cella fotovoltaica, potrà portare a vantaggi in termini di aumento dell’efficienza di conversione di energia solare in elettrica – attestata al 10% - e di riduzione dei costi produttivi. 

Intervista a Luca Beverina

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incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.