fbpx Orbite più gettonate | Page 19 | Scienza in rete

Orbite più gettonate

Read time: 2 mins

Forse spiegato il motivo per cui i pianeti giganti gassosi simili a Giove e Saturno scoperti intorno ad altre stelle sembrano affollarsi in alcune regioni orbitali mentre se ne stanno alla larga da altre.

La soluzione all'enigma è stata presentata da Richard Alexander (University of Leicester) e Ilaria Pascucci (University of Arizona) alla 43a Lunar and Planetary Science Conference e sarà prossimamente pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I due astronomi hanno evidenziato come finora sia stato trascurato un meccanismo cruciale in azione durante le fasi della gestazione di un sistema planetario. Si tratta della fotoevaporazione, un processo attraverso il quale il flusso di fotoni ad alta energia emessi dalla stella riscalda il gas del disco protoplanetario causando la sua dispersione nello spazio circostante.

Messo in conto anche questo processo in accurate simulazioni numeriche, Alexander e Pascucci hanno notato come esso giochi davvero un ruolo chiave: ripulendo dal gas una fascia a una ben definita distanza dalla stella, la fotoevaporazione finisce col creare una sorta di trappola per i pianeti. Gli astronomi infatti sanno che, prima di raggiungere la loro orbita definitiva, i pianeti giganti migrano dalla loro regione di formazione verso le regioni più interne a causa dell'interazione con il disco di polveri e gas. Quando però raggiungono la fascia ripulita dalla fotoevaporazione si fermano lì. Secondo lo studio, il maggiore affollamento dovrebbe riscontrarsi intorno a 1 unità astronomica di distanza dalla stella.

Il gran numero di sistemi extrasolari che si stanno continuamente scoprendo e la loro analisi potranno senza dubbio fornire un'ulteriore conferma della bontà del modello.

University of Leicester - Research paper (arXiv)

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.