Cosa hanno in comune un’antilope e un leone? Convivono nello stesso ecosistema assieme a decine di altre specie. Quello che non si sapeva è che il rapporto che li lega, del tipo preda-predatore, aumenta la stabilità dell’ecosistema evitando grandi variazioni nel numero di esemplari delle diverse specie. Da sempre l'uomo ha cercato di descrivere le relazioni che intercorrono tra i diversi animali che vivono in uno stesso ambiente, ora però si è cercato di dare una una rappresentazione matematica a questi legami. In uno studio apparso su Nature il 19 febbraio scorso, due ricercatori dell'Università di Chicago, Stefano Allesina e Si Tang, mostrano i risultati da loro raggiunti nello studio della stabilità di ecosistemi complessi in cui interagiscono diverse specie animali. Allesina e Tang prendono spunto da una ricerca del 1972, condotta dal fisico Robert May. L'obiettivo di May era studiare quale fosse il comportamento dei sistemi naturali in cui coesistono molte specie; la sua conclusione fu che tale comportamento avesse caratteristiche d'instabilità. A piccole modifiche nel numero di animali per una data specie corrispondeva una variazione dei rappresentanti anche delle altre. Allesina, di origine italiana, e Tang hanno scelto di partire dallo studio di May. May supponeva che le relazioni tra le specie fossero casuali. I due ricercatori hanno invece diviso i rapporti tra animali in tre categorie: predatore-preda, di sostegno o di competizione, assegnando a ciascun tipo di legame tra due specie un valore numerico diverso a seconda della tipologia di relazione. È così emerso che i rapporti del tipo preda-predatore aumentano la stabilità di un sistema, al contrario dei rapporti di sostegno o competizione; questo risultato giustifica la presenza di sistemi complessi in natura che mantengono un equilibrio stabile nonostante l'interazione tra molte specie diverse. Con questa lettura il modello descrittivo proposto da May risulta più realistico. Solo comprendendo le dinamiche che proteggono gli ecosistemi saremo in grado di non distruggerli in futuro.
Quando si dice questione d'equilibrio
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Adolescenti e dispositivi digitali: oltre i divieti, verso l'educazione

Mentre il tempo che bambini e adolescenti trascorrono con adulti e coetanei si è drasticamente ridotto, è cresciuto l’uso dei dispositivi digitali. Con effetti che, secondo gli studi, si traducono in rischi per salute fisica, sonno e benessere psicologico. Ma la risposta più efficace non sono divieti e verifiche d'età quanto, semmai, un’educazione condivisa all’uso consapevole, sostenuta da scuola, famiglie e comunità.
Trent’anni fa un adolescente trascorreva tra le 10.000 e le 20.000 ore in presenza di adulti e coetanei; oggi questa stima si riduce drasticamente, attestandosi tra le 1.500 e le 5.000 ore. Parallelamente, il 41,8% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni dichiara di essersi rivolto all’intelligenza artificiale nei momenti di tristezza, solitudine o ansia.
Da queste due considerazioni prende avvio una riflessione sull’uso eccessivo e intensivo dei dispositivi digitali da parte di bambini, bambine e adolescenti.