E’ stato pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics un lavoro del gruppo di Franco Pagani, dell’ ICGEB Trieste che dimostra le potenzialità di una strategia terapeutica a base di piccoli Rna nei confronti di tre gravi malattie genetiche rare: la Fibrosi Cistica, l'Emofilia e Atrofia muscolare spinale. La ricerca finanziata da Telethon e dalla Fondazione italiana fibrosi cistica, è stata svolto in collaborazione con il team di ricerca di Mirko Pinotti all’Università di Ferrara. “Dobbiamo pensare ai nostri geni come a una sequenza di informazioni discontinua: solo una porzione del suo contenuto va effettivamente tradotta in proteina” spiega Pagani. “Quando un gene viene copiato in Rna messaggero, prima che questo faccia da stampo per la sintesi proteica alcune sue parti vengono rimosse da un macchinario cellulare specializzato: questa attività è appunto lo splicing”. Questo meccanismo deve essere molto preciso, lo spostamento anche di un solo nucleotide determinerebbe lo slittamento del modulo di lettura, e quindi la sintesi di una proteina alterata. Nel caso di malattie come la fibrosi cistica, la Sma e l’ emofilia, accade che a causa di un difetto genetico, la rimozione non avviene correttamente e si ha la produzione di una proteina difettosa. Per ripristinare un corretto splicing dei geni che risultano difettosi in queste malattie, i ricercatori hanno adoperato degli Rna chiamati U1 snRNA che una volta manipolati sono capaci di appaiarsi in modo specifico al gene bersaglio e guidare correttamente il macchinario addetto allo splicing. “Nelle cellule il sistema ha funzionato perfettamente, spiega Pinotti, e ci ha consentito di ripristinare livelli sufficienti di proteina funzionante. Nel caso dell’emofilia, i livelli di correzione raggiunti, se ottenuti nei pazienti, sarebbero abbondantemente sopra la soglia terapeutica”.
Piccoli Rna per curare malattie gravi
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Fascisti e antisemiti

Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.
In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0
Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.