fbpx La Polare dimagrisce | Scienza in rete

La Polare dimagrisce

Read time: 2 mins

Stando a un team di astrofisici, la variazione della pulsazione della Stella Polare indicherebbe che l'astro sta espellendo materia e ogni anno disperderebbe nello spazio una massa equivalente a quella del nostro pianeta.

Hilding Neilson (Università di Bonn) e i suoi collaboratori hanno esaminato con cura oltre un secolo e mezzo di osservazioni riguardanti i cambiamenti che caratterizzano la Polare. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, la stella più famosa del nostro cielo è una stella variabile (appartiene alla classe delle Cefeidi) e mostra variazioni di luminosità secondo un ciclo di circa quattro giorni. L'analisi di come questo ciclo è mutato nel corso del tempo, pubblicata dal team di Neilson su Astrophysical Journal Letters, avrebbe portato gli astrofisici alla conclusione che la struttura della Polare starebbe evolvendo e per far tornare i conti si dovrebbe ipotizzare una perdita di massa pari a circa una massa terrestre ogni anno.

Non tutti, però, concordano con l'analisi di Neilson. Per altri astrofisici, infatti, la spiegazione per la variazione nel periodo di pulsazione andrebbe ricercata nell'inadeguatezza dei modelli impiegati e nel non aver correttamente individuato lo stadio evolutivo in cui si trova la stella. Un passo cruciale per dirimere la questione sarebbe quello di riuscire a definire più accuratamente la sua distanza dalla Terra, un valore sul quale si registrano stime piuttosto... distanti. Mentre per alcuni, infatti, la Polare si troverebbe a 325 anni luce dalla Terra, per altri sarebbe altri cento anni luce più lontana.

ScienceNow

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.