fbpx I sedimenti dell'antico oceano | Page 7 | Scienza in rete

I sedimenti dell'antico oceano

Read time: 1 min

Gli strumenti della sonda europea Mars Express hanno permesso di individuare sotto la superficie della regione intorno al Polo nord marziano uno strato molto probabilmente riconducibile ai sedimenti lasciati da un antichissimo oceano.

I dati sono stati raccolti nel corso di due anni dal radar MARSIS e la loro analisi è stata pubblicata dal team di Jeremie Mouginot (University of California, Irvine) su Geophysical Research Letters. L'analisi radar, in grado di acquisire informazioni anche da una settantina di metri al di sotto della superficie marziana, ha permesso di individuare uno strato a bassa riflettività, interpretato dai ricercatori come il deposito sedimentario riconducibile a materiale eroso e trasportato dall'azione di un oceano liquido.

Mentre nella regione polare Sud la distribuzione di questi depositi appare circoscritta, l'emisfero settentrionale mostra una distribuzione più estesa che si protende fin quasi all'Equatore. Saremmo insomma in presenza di una nuova prova geofisica – oltre a quelle provenienti da considerazioni topografiche e geomorfologiche – dell'esistenza nel remoto passato di Marte di un esteso oceano settentrionale. Questo antichissimo oceano, chiamato dai planetologi Vastitas Borealis, avrebbe ricoperto quasi un terzo della superficie di Marte, ma sarebbe comunque stata una struttura estremamente temporanea. La sua presenza, infatti, avrebbe arricchito il Pianeta rosso solamente per un milione d'anni o anche meno.

ESA S&T - ESA

Autori: 
Sezioni: 
Marte

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.