Yasuo Yoshikuni e colleghi del laboratorio di Bio Architettura a Barkeley (California) hanno modificato il batterio E. Coli in modo che possa digerire l’alga marrone e produrre etanolo. Il lavoro pubblicato su Science a gennaio rappresenta un’importante passo avanti nella ricerca di fonti energetiche alternative e compatibili con l’ambiernte. Yoshikuni spiega che hanno scelto l’alga marrone perché è abbondante in tutto il mondo, non richiede acqua e non sottrae terre all’agricoltura. Inoltre l’alga marrone cresce più velocemente rispetto l’alga rossa e verde, fino a un metro al giorno.
Le alghe marroni producono quattro tipi di zucchero: laminarina, mannitolo, alginato e cellulosa. Il più abbondante è l’alginato, polisaccaride complesso difficilmente digerito dai batteri.
I ricercatori, studiando Vibrio splendidus, batterio marino in grado di digerire l’alga marrone, hanno isolato la via metabolica necessaria per la rottura dell’alginato e successivamente hanno introdotto i geni responsabili in E. Coli. Il ceppo batterico è stato ulteriormente ingegnerizzato affinchè potesse trasformare l’alga direttamente in etanolo.
“Risultato straordinario, ma bisogna ancora ottimizzare l’intero ciclo di produzione (aumento quantità di materia prima) e il trasporto della biomassa per rendere competitiva la produzione di bioenergia”, afferma Stephen Mayfield, direttore del Centro Biotecnologico delle Alghe di San Diego all’Università della California.
Biocarburante sostenibile
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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0
Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.