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Chi ricorda la seconda candelina?

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A quando risale il vostro primo ricordo? E soprattutto, siete sicuri che sia il ricordo di un evento reale e non un’immagine costruita a posteriori sulla base di informazioni esterne? Uno studio condotto alla University of Otago, in Nuova Zelanda, dimostra per la prima volta che la formazione di un vero ricordo è già possibile a due anni di età. Il risultato è apparso ieri sulla rivista Child Development . A guidare la ricerca, la psicologa Fiona Jack, già autrice di svariati studi nel campo della memoria infantile.

Per studiare la possibilità che un ricordo si fissi nella mente di bambini piccoli, Fiona Jack e il suo staff hanno condotto un esperimento su quarantasei coppie con figli tra i 27 e i 51 mesi di età. I bambini sono stati coinvolti insieme ai loro genitori a giocare con la macchina magica ‘restringi-oggetti’: inserendo un oggetto in un grande cubo colorato e girando una leva, il cubo restituiva un oggetto identico ma più piccolo. I bambini sono stati intervistati in due occasioni: 24 ore dopo il gioco, e a distanza di ben sei anni. Scopo della seconda intervista era verificare se e quanto i bambini erano in grado di ricordare dell’episodio. Un quinto dei bambini ricordava la macchina magica e due di loro all’epoca dell’esperimento non avevano ancora tre anni. L’ipotesi è che aver parlato dell’esperienza dopo sole 24 ore dal suo verificarsi, nel corso della prima intervista, abbia potuto favorire la formazione del ricordo anche in un’età così precoce.  “Lo studio ha applicazioni in ambiti clinici e legali,” aggiunge Fiona Jack, “dove è spesso importante  sapere quanto è verosimile che un particolare ricordo di un’esperienza precoce sia effettivamente reale”.

Study Confirms Long-term Recall of Very Early Experiences. TS-Si News Service

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Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.