fbpx Chi ricorda la seconda candelina? | Scienza in rete

Chi ricorda la seconda candelina?

Primary tabs

Read time: 2 mins

A quando risale il vostro primo ricordo? E soprattutto, siete sicuri che sia il ricordo di un evento reale e non un’immagine costruita a posteriori sulla base di informazioni esterne? Uno studio condotto alla University of Otago, in Nuova Zelanda, dimostra per la prima volta che la formazione di un vero ricordo è già possibile a due anni di età. Il risultato è apparso ieri sulla rivista Child Development . A guidare la ricerca, la psicologa Fiona Jack, già autrice di svariati studi nel campo della memoria infantile.

Per studiare la possibilità che un ricordo si fissi nella mente di bambini piccoli, Fiona Jack e il suo staff hanno condotto un esperimento su quarantasei coppie con figli tra i 27 e i 51 mesi di età. I bambini sono stati coinvolti insieme ai loro genitori a giocare con la macchina magica ‘restringi-oggetti’: inserendo un oggetto in un grande cubo colorato e girando una leva, il cubo restituiva un oggetto identico ma più piccolo. I bambini sono stati intervistati in due occasioni: 24 ore dopo il gioco, e a distanza di ben sei anni. Scopo della seconda intervista era verificare se e quanto i bambini erano in grado di ricordare dell’episodio. Un quinto dei bambini ricordava la macchina magica e due di loro all’epoca dell’esperimento non avevano ancora tre anni. L’ipotesi è che aver parlato dell’esperienza dopo sole 24 ore dal suo verificarsi, nel corso della prima intervista, abbia potuto favorire la formazione del ricordo anche in un’età così precoce.  “Lo studio ha applicazioni in ambiti clinici e legali,” aggiunge Fiona Jack, “dove è spesso importante  sapere quanto è verosimile che un particolare ricordo di un’esperienza precoce sia effettivamente reale”.

Study Confirms Long-term Recall of Very Early Experiences. TS-Si News Service

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 

prossimo articolo

Ha senso depavimentare le città?

strada tipica cittadina

Depavimentare le città aiuta a ridurre gli inquinanti atmosferici e la temperatura locale, soprattutto se al posto del cemento si realizzano aree verdi molto estese. In Italia specialmente, dove il consumo di suolo è ancora in crescita, potrebbe essere un buono strumento di adattamento climatico.

Foto di Mabel Amber, who will one day da Pixabay

Secondo le linee guida per la depavimentazione e il rinverdimento urbano del 2022 (finanziato nell’ambito di Horizon 2020) la superficie urbanizzata nell'Unione Europea è cresciuta del 78% dalla metà degli anni Cinquanta, a fronte di una crescita della popolazione di appena il 33%.