fbpx Se l'inquinamento luminoso è utile | Scienza in rete

Se l'inquinamento luminoso è utile

Read time: 2 mins

Come ci ricorda CieloBuio, l'associazione per la salvaguardia del firmamento notturno, „Troppa luce spegne le stelle“. Eppure, paradossalmente, le luci artificiali potrebbero aiutare nella ricerca di civiltà extraterrestri. E’ quello che propongono in un recente articolo pubblicato sulla rivista Astrobiology, i ricercatori Edwin Turner della Princeton University e Abrahm Loeb dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.  I due studiosi presuppongono che ogni forma di vita intelligente, che si sia evoluta alla luce della stella più vicina, utilizzi l’illuminazione artificiale durante le ore di oscurità. Nella sua orbita attorno al proprio astro, un pianeta ci apparirebbe dotato di fasi, proprio come accade con Venere. L'inquinamento luminoso prodotto dal lato-notte sarebbe visibile dalla Terra più di quanto sia la luce riflessa dal lato-giorno, permettendo l'identificazione del pianeta. Già oggi potremmo osservare la luce prodotta da una città grande come Tokyo alla distanza della Fascia di Kuiper, la regione situata tra 30 e 50 Unità Astronomiche dal Sole (1 UA = circa 150 milioni di chilometri) e occupata da Plutone, Eris e altri corpi minori. Gli strumenti ottici di nuova generazione potrebbero renderela tecnica operativa, a meno che non si osservino oggetti come Kalgash, immaginato da Isaac Asimov nel racconto di fantascienza Notturno. Su un pianeta come questo, abitato da esseri intelligenti e illuminato da sei soli, non ci sarebbe mai la notte, rendendo di fatto questa tecnica poco efficace.

- Loeb A. & Turner E.L., 2011, arXiv:1110.6181,  "Detection Technique for Artificially-Illuminated Objects in the Outer Solar System and Beyond“
- http://arxiv.org/abs/1110.6181
- http://astrobio.net/exclusive/4321/looking-for-the-bright-city-lights-of...

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

La stella che più brilla in cielo, parlare di morte con i bambini

Quadro di Munch La madre morta e la bambina

Come parlare di morte ai bambini? E perché? Maurizio Bonati affronta il tema con leggerezza nel suo libro La stella che più brilla in cielo uscito per i tipi di Giannini Editore. In attesa del webinar di giovedì 9 aprile alle 17.00 (in streaming sul sito e sul canale YouTube di Scienza in rete), ne pubblichiamo un estratto.

Nano per Matilde è la stella che più brilla in cielo e ogni sera la cerca e le augura la buonanotte. Matilde ha da poco compiuto due anni e Nano è il cocker spaniel inglese, fulvo, che per 14 anni ha accompagnato la vita della mamma di Matilde. Nano, intelligente, socievole e giocherellone se ne è andato da poco ma era stato ben presente nel mettersi in piedi, camminare, cadere e giocare di Matilde. La strada scelta dalla mamma di Matilde è stata quella di raccontarle che Nano è andato in cielo ed è diventato una stella.