fbpx Meno scimpanzé per la ricerca | Scienza in rete

Meno scimpanzé per la ricerca

Read time: 2 mins

L’uso attuale degli scimpanzé negli studi biomedici sarebbe in molti casi ingiustificato: lo ha stabilito una commissione costituita da esperti dell’Institute of Medicine e del National Research Council degli Stati Uniti

Il rapporto della commissione, pubblicato il 15 dicembre, definisce un insieme di criteri uniformi per determinare quando l’uso degli scimpanzé sia necessario per ottenere risultati altrimenti irraggiungibili. Ad esempio gli studi sugli anticorpi monoclonali (molecole biologiche in grado di individuare particolari cellule tumorali nell'organismo, attaccarle e distruggerle) avranno bisogno degli scimpanzé per almeno altri cinque anni, fino al completo sviluppo di metodi alternativi, come la produzione sintetica in vitro, l’uso di altri animali o la sperimentazione umana.

Anche nel caso della ricerca sui vaccini profilattici anti epatite C questi primati saranno ancora fondamentali; secondo i nuovi criteri però dovrebbero essere confermati solo tre progetti sui quarantaquattro attualmente finanziati dal governo americano. Il direttore del National Institutes of Health, Francis Collins, ha infatti dichiarato di aver considerato attentamente il rapporto e di voler applicare le raccomandazioni quanto prima, istituendo un apposito gruppo di lavoro che ne guidi l’attuazione.

La notizia è stata accolta con gioia dagli animalisti di tutto il mondo, specialmente da quelli americani. Ad esempio sul blog di PETA, People for the Ethical Treatment of Animals, e sul sito di HSUS, the Humane Society of the United States si trovano commenti entusiasti. Attualmente nei laboratori degli Stati Uniti sono rinchiusi un migliaio di scimpanzé per la ricerca biomedica, molti dei quali discendono da 65 animali importati (da dove) nel 1950 dalle Forze Armate.

Rapporto IOM: http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=13257
Dichiarazione Francis Collins: http://www.nih.gov/news/health/dec2011/od-15.htm
Sito PETA: http://www.peta.org/b/thepetafiles/archive/2011/12/15/a-historic-day-for-chimpanzees.aspx
Scimpanzé nella ricerca biomedica in Lousiana (video): http://www.humanesociety.org/issues/chimpanzee_research/

Autori: 
Sezioni: 
Animali

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.