fbpx Ramanujan Prize a Philibert Nang | Page 2 | Scienza in rete

Ramanujan Prize a Philibert Nang

Read time: 1 min

Assegnato il prestigioso premio appositamente istituito dal Centro Internazionale Abdus Salam (ICTP) di Trieste e dall'Unione Matematica Internazionale (IMU) e supportato economicamente dal Niels Henrik Abel Memorial Fund in favore dei giovani matematici cittadini dei Paesi in via di sviluppo.

Il riconoscimento è intitolato alla memoria di Srinivasa Ramanujan, il genio matematico indiano morto nel 1920 a soli 33 anni. Istituito nel 2005, il premio prevede ogni anno l'assegnazione di 15 mila dollari a un ricercatore di età inferiore ai 45 anni proveniente da un Paese in via di sviluppo che si è particolarmente distinto in uno qualunque dei molteplici settori della matematica.
Il vincitore per l'edizione 2011 è il Professor Philibert Nang, docente di matematica presso l'École Normale Supérieure, Laboratoire de Recherche en Mathématiques, di Libreville in Gabon.

Nella motivazione dell'assegnazione si riconosce il decisivo contributo di Nang alla teoria algebrica dei moduli-D, un particolare approccio alla soluzione delle equazioni differenziali lineari alle derivate parziali. Il premio è altresì un riconoscimento per la risoluta attività di ricerca condotta mentre era impegnato nella carriera accademica in Gabon, sua terra d'origine. La speranza – prosegue la motivazione – è che il suo esempio possa ispirare altri giovani matematici africani che lavorano ai più alti livelli nelle loro paesi d'origine.

ICTP

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Premio 2011

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.