fbpx AGILE, satellite da premio | Scienza in rete

AGILE, satellite da premio

Read time: 2 mins

Assegnato in questi giorni il prestigioso Rossi Prize al team del satellite italiano AGILE per la fondamentale scoperta dell’emissione gamma della Nebulosa del Granchio.
Istituito nel 1985 dalla AAS (American Astronomical Society), il premio intitolato a Bruno Rossi è il riconoscimento più ambito nel campo dell’astrofisica delle alte energie. Prende il nome da uno dei padri della fisica dei raggi cosmici, nato e vissuto in Italia finchè, nel 1938, fu costretto ad andarsene negli Stati Uniti a causa dell’introduzione nel nostro paese delle leggi razziali.

Il satellite AGILE (Astrorivelatore Gamma a Immagini Leggero) è frutto della collaborazione tra enti di ricerca (ASI, INAF, INFN e CNR) e industria italiana ed è, secondo le parole del presidente dell’INAF Giovanni Bignami, “un condensato di altissima tecnologia ed eleganza al tempo stesso, realizzato con finanziamenti minimi e massimo ingegno”. Lanciato nell’aprile 2007, il satellite è stato uno strumento fondamentale per gli astrofisici delle alte energie. L’osservazione più importante, ritenuta cruciale dalla AAS e che ha portato all’assegnazione del premio, è stata quella pubblicata lo scorso anno relativa alla scoperta della variabilità dell’emissione gamma nel resto di supernova noto come Nebulosa del Granchio.

Il premio, assegnato al team della missione AGILE e al suo responsabile Marco Tavani (ricercatore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale), non solo è un importante riconoscimento dell’eccellenza dell’Italia nel campo astrofisico, ma è la riprova che questa eccellenza è tutt’altro che occasionale. Da quando è stato istituito il Rossi Prize, infatti, l’astrofisica italiana è stata premiata altre quattro volte: nel 1993 per lo studio della stella di neutroni Geminga, nel 1998 per il satellite BeppoSAX, nel 2007 per il satellite SWIFT e proprio lo scorso anno per lo strumento LAT a bordo del satellite Fermi.

INAF 

Autori: 
Sezioni: 
Premio Rossi

prossimo articolo

C'è qualcosa di universale nelle sequenze sismiche

Se è appena avvenuto un terremoto è più probabile che se ne verifichino altri, soprattutto nelle vicinanze. Queste correlazioni spaziali e temporali in una sequenza sismica sembrano avere caratteristiche universali, cioè non cambiano andando dall’Italia al Giappone e dal Giappone alla California. Due sismologi dell’Università di Napoli hanno sfruttato questa universalità per sviluppare un modello semplificato per la previsione probabilistica dei terremoti. Potrebbe essere utile per migliorare le previsioni in zone meno monitorate ma con rischio sismico elevato. Nell'immagine: una foto della basilica di San Benedetto a Norcia danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016.

I terremoti hanno la caratteristica di concentrarsi nel tempo e nello spazio. Vale a dire che se è appena avvenuto un terremoto, è più probabile che nella zona circostante ne avvengano altri, per un periodo di tempo che può estendersi anche per anni.