fbpx Le prime due scimmie chimera | Page 2 | Scienza in rete

Le prime due scimmie chimera

Read time: 2 mins

Si chiamano Hex e Roku le prime due scimmie chimera ottenute in laboratorio. Il lavoro, pubblicato su Cell, è stato condotto nel Centro per la ricerca sui primati dell'Oregon (Onprc), lo stesso in cui nel 1997 sono state clonate le prime scimmie. È la prima volta che simili chimere vengono realizzate in mammiferi più complessi dei topi. L'obiettivo è mettere a punto nuove tecniche per ottenere fabbriche di cellule staminali embrionali da utilizzare a scopo terapeutico per l'uomo.
Le scimmie chimera sono state create "incollando" fra loro cellule prelevate da sei embrioni diversi a formare un unico embrione che è stato impiantato nell'utero di una femmina di macaco. Il segreto del successo, dichiarano i ricercatori, è stato quello di prelevare le cellule durante le primissime fasi dello sviluppo degli embrioni, quando erano ancora totipotenti, cioè indifferenziate e capaci di evolvere in ogni tipo di cellula. "Le cellule non si sono mai fuse, ma hanno lavorato insieme per formare organi e tessuti", spiega Shoukhrat Mitalipov che ha guidato lo studio. I tentativi passati condotti dal gruppo di Mitalipov erano falliti, probabilmente perché erano state utilizzate staminali embrionali coltivate in laboratorio e non prelevate direttamente dall'embrione. Da qui l'idea che le staminali embrionali coltivate non mantengano le stesse proprieta' di quelle che si trovano nell'embrione vivo, e questo varrebbe sia per le scimmie sia per gli uomini.

Tachibana M, Sparman M, Ramsey C, et al. Generation of chimeric Rhesus Monkeys. Cell 2012

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.