fbpx Il debole battito del buco nero | Page 22 | Scienza in rete

Il debole battito del buco nero

Read time: 1 min

Grazie all'osservatorio orbitante RXTE è stato individuato un buco nero che mostra un particolare spettro di radiazione X il cui tracciato, vagamente simile a un elettrocardiogramma, assomiglia a quello raccolto da un buco nero molto più massiccio.

Nel caso di IGR J17091-3624 – questo il nome dell'oggetto, in pratica le sue coordinate celesti – l'emissione X proverrebbe da un buco nero di neppure tre masse solari, sarebbe cioè proprio al limite inferiore della massa che teoricamente può caratterizzare un buco nero. Questa la conclusione alla quale è giunto il team internazionale, tra cui ricercatori italiani e dell'INAF, studiando il “battito” del buco nero rilevato dal Rossi X-ray Timing Explorer (RXTE). Decisivo è stato il confronto con un analogo andamento riscontrato per il massiccio buco nero del microquasar GRS 1915+105. Lo studio è apparso su Astrophysical Journal Letters.

La materia che alimenta la produzione di energia del piccolo buco nero proviene da una stella compagna e sarebbe proprio il complesso meccanismo di regolazione della caduta di questa materia – con la radiazione che si oppone e talvolta arresta la caduta – all'origine del complesso pattern della radiazione X rilevato dai ricercatori. Rispetto a quello del microquasar, il “battito” di IGR J17091 è molto più debole e accelerato ed è proprio questa caratteristica che ha indotto i ricercatori a ipotizzare l'esigua massa del buco nero.

NASA - INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.