fbpx Il debole battito del buco nero | Scienza in rete

Il debole battito del buco nero

Read time: 1 min

Grazie all'osservatorio orbitante RXTE è stato individuato un buco nero che mostra un particolare spettro di radiazione X il cui tracciato, vagamente simile a un elettrocardiogramma, assomiglia a quello raccolto da un buco nero molto più massiccio.

Nel caso di IGR J17091-3624 – questo il nome dell'oggetto, in pratica le sue coordinate celesti – l'emissione X proverrebbe da un buco nero di neppure tre masse solari, sarebbe cioè proprio al limite inferiore della massa che teoricamente può caratterizzare un buco nero. Questa la conclusione alla quale è giunto il team internazionale, tra cui ricercatori italiani e dell'INAF, studiando il “battito” del buco nero rilevato dal Rossi X-ray Timing Explorer (RXTE). Decisivo è stato il confronto con un analogo andamento riscontrato per il massiccio buco nero del microquasar GRS 1915+105. Lo studio è apparso su Astrophysical Journal Letters.

La materia che alimenta la produzione di energia del piccolo buco nero proviene da una stella compagna e sarebbe proprio il complesso meccanismo di regolazione della caduta di questa materia – con la radiazione che si oppone e talvolta arresta la caduta – all'origine del complesso pattern della radiazione X rilevato dai ricercatori. Rispetto a quello del microquasar, il “battito” di IGR J17091 è molto più debole e accelerato ed è proprio questa caratteristica che ha indotto i ricercatori a ipotizzare l'esigua massa del buco nero.

NASA - INAF

Autori: 

prossimo articolo

Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.