fbpx La stella vampiro | Page 2 | Scienza in rete

La stella vampiro

Read time: 3 mins

“Il 'morso' della stella vampiro è molto gentile ma altamente efficace.” Sembra un lancio pubblicitario per la chiusura della saga Twilight invece sono le parole che ha usato Henri Boffin, ricercatore dell'European Southern Observatory (ESO), per descrivere ciò che hanno visto accadere nello spazio. Grazie al Very Large Telescope (VLT), che è il più avanzato strumento ottico del pianeta, hanno potuto assistere a partire dal 28 ottobre fino al 7 dicembre al passaggio di massa da una stella più piccola a una più grande detta stella vampiro. Le immagini che sono state ricavate da questa osservazione mostrano una dinamica differente da quella attesa: la stella grande non attrae a sé la piccola né velocemente né violentemente come si credeva dalle osservazioni con il telescopio spaziale Hubble, bensì aspetta la sua vicinanza per poi rubarle massa quando è nella posizione dell'orbita più efficace. 

Le stelle vampiro sono stelle rosse che hanno perso calore e si trovano in un sistema stellare binario, cioè hanno accanto a loro una stella più piccola ma più calda. Il sistema su cui sono state fatte queste osservazioni si chiama SS Leporis e si trova nella costellazione della Lepre. Sono due stelle distanti all'incirca come la Terra dal Sole, che orbitano una attorno all'altra con un periodo di 260 giorni.

“Sapevamo che questa stella doppia fosse particolarmente insolita e del materiale che scorre da una stella all’altra”, ha detto il coautore dello studio Henri Boffin. “Quello che abbiamo scoperto, però, è che il modo in cui avviene il trasferimento di massa, è molto probabilmente completamente diverso dai precedenti modelli che ipotizzavano lo scenario.”

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophisics il 7 dicembre a firma di Nicolas Blind, dell'Istituto di Planetologia e Astrofisica di Grenoble in Francia come autore principale.

A corredo della scoperta ci sono le immagini più nitide e precise che si siano mai viste dello spazio profondo. Come spiega Blind “ora possiamo combinare la luce dei quattro telescopi VLT e creare immagini estremamente nitide e molto più rapidamente di prima. Le immagini sono così nitide che non possiamo solo guardare le stelle che orbitano una intorno all’altra, ma anche misurare le dimensioni della più grande.

Ciò ha permesso di fare nuove ipotesi sul perché la stella rossa abbia perso la maggior parte della sua materia. I ricercatori hanno notato che  la dimensione della stella vampiro è di gran lunga minore di quella che si aspettavano e perciò stanno pensando possa aver perso materia per causa di una terza stella ancora più grande. Ma per ora si tratta solo di congetture.

Queste osservazioni hanno dimostrato,inoltre, la nuova capacità di catturare immagini del VLT. Questo è composto da quattro Unità Telescopiche situate all'osservatorio di Paranal in Cile e hanno ognuna specchi fissi del diametro di più di 8 metri e specchi mobili di circa un metro e mezzo. Quello che si è fatto durante questa ricerca è di connettere i quattro telescopi in modo da coprire il maggior spazio possibile nella volta celeste. Questo telescopio virtuale ha un raggio di visione di 130 metri con una nitidezza 50 volte più precisa del telescopio spaziale Hubble della Nasa.

Il che ha aperto nei blog e nelle community specialistiche, soprattutto americane come www.bautforum.com, un bel dibattito. Si pone l'accento sulla contrapposizione USA – Europa nella visione della metodologia da adottare per il futuro dell'Astrofisica: continuando a finanziare le missione nello spazio da una parte e usando i fondi per strutture sempre più enormi a terra dall'altra. Con l'evidenza che questa battaglia si stia combattendo proprio nell'arena mediatica e soprattutto grazie a foto sempre più precise, nitide e affascinanti come quelle della stella vampiro.

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Il sistema scienza-industria come fulcro di sviluppo e successo competitivo

disegno di ponte tra accademia e indistria

Dalla ricerca scientifica all’innovazione industriale, il futuro economico di un Paese si gioca sulla capacità di trasformare conoscenza in valore. Se guardiamo l’Italia, che pure eccelle nella produzione scientifica e nella qualità dei suoi ricercatori, fatica però a trattenere talenti e a tradurre i risultati della ricerca in crescita industriale. Tra fuga dei laureati, frammentazione del tessuto produttivo e carenza di grandi imprese ad alta tecnologia, emerge la necessità di un nuovo patto tra università, industria e politica per costruire un ecosistema capace di sostenere lo sviluppo e il benessere sociale del Paese.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Tutti gli uomini, per natura, desiderano sapere.