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Prevenire col tabacco

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Da principale bersaglio dei programmi di prevenzione contro il cancro e le malattie cardiovascolari, il tabacco potrebbe diventare una risorsa contro la diffusione dell’AIDS: queste piante possono infatti essere modificate geneticamente in modo da produrre un anticorpo che sembra in grado di neutralizzare la maggior parte dei ceppi noti di HIV. La terapia di prevenzione basata sull’utilizzo di questo anticorpo prevede la realizzazione di un preparato, come per esempio una pomata, da utilizzare a livello vaginale per bloccare il virus impedendo l’infezione.

Nel giugno 2011 all’Università del Surrey, nel Regno Unito, è iniziata la fase I di sperimentazione clinica dell’anticorpo per valutare la sicurezza del prodotto. Tale fase prevede la somministrazione di differenti dosi di anticorpo a 11 donne sane per escludere ogni ipotetica reazione nociva. I primi risultati di tale sperimentazione saranno disponibili a partire da ottobre 2012.

Produrre questo farmaco biologico inserendo il gene nelle piante di tabacco, invece che in animali o batteri, costa da 10 a 100 volte meno e ci si aspetta che siano altrettanto efficace e sicuro. «Si è così spianata la strada per una regolamentazione europea sull’uso di piante transgeniche per la produzione di molecole di interesse medico» hanno spiegato Linda Avesani e Mario Pezzotti, coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università di Verona, che insieme con il CNR e l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ha portato avanti il progetto Pharma Planta, finanziato dalla comunità europea con un contributo pari a 12 milioni di euro. «È quindi auspicabile che tale prodotto sia solo il primo di una lunga lista di prodotti di interesse farmaceutico prodotti utilizzando piante transgeniche».

http://www.univrmagazine.it/sito/vedi_articolo.php?id=1393

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

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Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

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