fbpx Il mistero verde di Van Gogh | Page 5 | Scienza in rete

Il mistero verde di Van Gogh

Read time: 2 mins

Il bianco di Van Gogh vira al verde. Come spiegarlo? ci sono riusciti i ricercatori dei Dipartimenti di Chimica e di Fisica del Politecnico di Milano che hanno analizzato uno dei pochi acquarelli del pittore disponibili in Italia, che fa parte della Collezione Grassi della Galleria d’Arte Moderna di Milano: “Les bretonnes et le pardon de pont Aven” del 1888.
I risultati, pubblicati su Applied Physics A, hanno accertato il fatto che il pittore olandese usava un particolare pigmento a base di ossifo di zinco, con solfuro di zinco e altri metalli in tracce, responsabile di una strana fluorescenza di colore verde in corrispondenza delle zone dipinte di bianco. Il fenomeno è stato rivelato grazie a una misurazione dello spettro di riflettanza e fluorescenza dell'opera ottenuto attraverso una lettura multipsettrale dell'immagine, e un sistema detto “Fluorescence Lifetime Imaging (FLIM)”, sviluppato al Politecnico, che ha consentito di misurare la straordinaria persistenza della fluorescenza..

L'ipotesi dei ricercatori è che Van Gogh si sia servito di un pigmento in grado di agire come semiconduttore (e quindi generare quella fluorescenza molto persistente), frutto probabilmente di sostanze che cominciavano a venir prodotte allora dalla chimica di sintesi per i tubi catodici degli strumenti scientifici di fine Ottocento, capaci di emettere una luce bianco-verdastra quando venicano eccitati con un fascio di elettroni.

Ma il geniale pittore sarà stato consapevole di tutto questo nella scelta del colore? E' questo che i ricercatori si prefiggono di capire nel prosieguo degli studi, analizzando anche altre sue opere.

 

Fonte: “On the discovery of an unusual luminescent pigment in Van Gogh’s painting Les bretonnes et le pardon de pont Aven”, “Applied Physics A”, Novembre 2011. http://www.springerlink.com/content/9602317859p5g80j/

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Chimica

prossimo articolo

Il Congresso americano riduce quasi a zero i tagli alle agenzie scientifiche voluti da Trump

Capitol Hill

Le leggi di spesa degli Stati Uniti per il 2026 a cui stanno lavorando insieme democratici e repubblicani al Congresso sembrano garantire un ritorno al budget 2025 delle agenzie scientifiche come NASA, NSF e NOAA. La linea di tagli radicali, anche del 50% proposti da Trump viene quindi sconfessata. Agli appropriation bills manca ora l'approvazione definitiva e la firma del presidente, possibilmente prima del 30 novembre, in modo da scongiurare un nuovo shutdown della pubblica amministrazione.

Nella foto, Capitol Hill, sede del Congresso statunitense.

Tutti noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle istituzioni scientifiche statunitensi. Università e centri di ricerca prestigiosi, poi istituzioni come NASA, NSF (National Science Foundation), DOE  (Department of Energy) solo per citarne alcuni. Tutti impegnati in ricerca scientifica di punta nei settori di loro competenza. Tutte queste istituzioni ricevono finanziamenti federali che, ogni anno, entrano a fare parte del budget proposto dal governo per l’anno successivo.