fbpx Buchi neri trituratori di pianeti | Scienza in rete

Buchi neri trituratori di pianeti

Read time: 1 min

Secondo un team di astronomi le dense nubi di polvere che circondano circa la metà dei buchi neri supermassicci sarebbero il risultato di catastrofiche collisioni tra oggetti asteroidali e planetari.

L'idea è venuta a Sergei Nayakshin e collaboratori (University of Leicester) prendendo spunto dalla luce zodiacale, una luminosità diffusa del cielo dovuta alla riflessione di polveri di origine cometaria e asteroidale. Nello studio, di prossima pubblicazione su MNRAS, Nayakshin suggerisce che la regione centrale delle galassie che ospitano i buchi neri supermassicci sia popolata non solo da stelle e gas ma anche da un gran numero di pianeti e asteroidi. La presenza del gigantesco buco nero, però, sconvolge pesantemente la regione e gli oggetti planetari sono destinati a una tragica fine.

Le ripetute violente collisioni reciproche a elevatissima velocità, infatti, frammenterebbero gli oggetti finendo col ridurli a minuscoli frammenti polverosi. Sarebbe proprio questa polvere a nascondere alla nostra vista circa il 50% dei buchi neri supermassicci galattici.
Secondo Nayakshin la comprensione dell'origine della polvere nelle regioni più interne delle galassie ci porterebbe un po' più vicino alla soluzione del mistero che avvolge i giganteschi buchi neri che vi si annidano

University of Leicester - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Citazioni, h-index e highly cited: perché Clarivate, Scopus e Google Scholar non raccontano la stessa storia

disegno di metro su sfondo con neon

Tre database, tre misure diverse dello stesso fenomeno. Capire le differenze non è un dettaglio tecnico: è il presupposto per usare le metriche senza esserne ingannati.

Immaginate un ricercatore che deve comunicare il proprio h-index in una domanda di finanziamento. Apre Web of Science: il numero è, diciamo, 31. Apre Scopus: 38. Apre Google Scholar: 47. Tre piattaforme, tre numeri, nessuna contraddizione interna a ciascuna — eppure nessuna convergenza tra loro. Quale valore è quello “giusto”? La domanda è mal posta, e il disagio che genera è il punto di partenza di questo articolo.