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Come sta la discarica di Malagrotta?

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Un quadro qualitativo compromesso”: con queste parole l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a seguito di mesi di rilevazioni, ha definito lo stato delle acque superficiali e sotterranee dell’area di Malagrotta. L’indagine, commissionata dal Ministero dell’Ambiente, ha anche accertato il livello di emissioni in atmosfera e la qualità del suolo, fornendo così un resoconto delle condizioni ambientali di un territorio che, situato nella valle del Rio Galeria, è caratterizzato dalla presenza di numerose attività antropiche e produttive, tra cui la discarica in cui confluiscono i rifiuti della città di Roma. L’Istituto, in collaborazione con ARPA Lazio e Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente (CCTA), si è in un secondo momento avvalso del supporto di Regione Lazio e Provincia di Roma.

Ampio lo spettro di contaminanti rilevati nella falda acquifera: metalli e metalloidi quali arsenico, ferro, manganese e nichel, altre sostanze inorganiche quali il boro e idrocarburi aromatici, principalmente benzene, composti clorurati cancerogeni (cloruro di vinile), cloro benzeni (1,4-diclorobenzene), fenoli (pentaclorofenolo) e idrocarburi, che inquinano in maniera rilevante una preziosa fonte di acqua per il consumo umano e agricolo. Grazie a una tecnica innovativa basata sulla determinazione del rapporto isotopico di ossigeno e idrogeno in campioni liquidi, non solo confermati i risultati di precedenti monitoraggi condotti dall’ARPA Lazio (2010), secondo cui ci sarebbe una diffusa contaminazione da metalli e composti organici, ma si è anche giunti alla triste conclusione che il percolato di discarica sarebbe fonte inquinante delle acque sotterranee.

Decisamente poco rosee anche le condizioni delle acque superficiali: il Rio Galeria, oltre a drenare gli scarichi industriali, riceve perfino quelli di una rilevante quota di popolazione della zona est di Roma. Sulla base dell’indice SECA (Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua), il suo valore risulta essere “pessimo” e le sue acque “non conformi” in relazione all’idoneità alla vita dei pesci.

Di origine urbana, invece, le concentrazioni maggiori di carbonio (CO), biossido di azoto (NO2) e benzene mentre solo il biossido di zolfo (SO2) risulta provenire da attività industriali e, comunque, registra un valore al di sotto del limite minimo stabilito per legge. Sette, al contrario, gli sforamenti giornalieri di PM10 , in corrispondenza coi rilievi effettuati da ARPA Lazio.

L’Unione Europea ha, nel 2008, dichiarato esaurita la discarica di Malagrotta e sarà il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a scegliere entro la fine di ottobre la località destinata ad ospitare il nuovo sito di raccolta di rifiuti. Il Ministero dell’Ambiente ha nel frattempo sollecitato le opportune azioni di messa in sicurezza della falda e delle matrici contaminate, rivolgendosi ai soggetti competenti. L’auspicio è che i risultati dell’indagine tecnica condotta dall’ISPRA portino a un repentino superamento di quella che è da molti ritenuta “l’emergenza rifiuti” del Lazio, amaramente condita da sospetti casi di tumore registrati tra Malagrotta, Massimina e Ponte Galeria e oggetto di indagine da parte della Procura capitolina.

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