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Più dimagrisci più ti vien fame

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Perché (maledizione...) le diete falliscono quasi sempre? Uno studio in uscita oggi sul New England Journal of Medicine rileva che anche un anno dopo una dieta, gli ormoni sono ancora lì che insistono affinché si ricominci a mangiare come un lupo. Ci sarebbe insomma un fato biologico su base endocrina. Non sarebbe quindi il carattere il destino dell'uomo - come scriveva Eraclito di Efeso nel frammento 119 - ma i suoi ormoni.
"Le persone che riprendono peso non devono prendersela troppo, mangiare è il nostro istinto più radicato" afferma uno degli autori dello studio, Giuseppe Proietto dell'Università di Melbourne in Australia.
Nello studio sono stati arruolati 50 pazienti in sovrappeso o obesi in un programma di dieta della durata di 10 settimane, basata su un  incentivo economico. In media, durante il trial i partecipanti hanno perso quasi 30 chili introducendo appena 500-550 calorie al giorno, consumando un pasto sostitutivo chiamato Optifast più verdure per otto settimane. Quindi per due settimane sono stati reintrodotti gradualmente gli alimenti ordinari.
Controllando i livelli ormonali nel sangue prima, durante e dopo questa dieta, i ricercatori hanno scoperto che buona parte di questi restano molto attivi nel determinare la sensazione di fame.
Molto meglio, insomma, prevenire che combattere: non aumentare di peso piuttosto che tirarlo giù. L'effetto yo-yo - frutto dei meccanismi difensivi ormonali sviluppati durante l'evoluzione - è sempre in agguato.

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Tipping points e cambiamento climatico: non tutti sono negativi

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Ci sono momenti in cui un’invenzione, un’idea o un cambiamento apparentemente circoscritto modificano in profondità il nostro modo di vedere il mondo. È accaduto con il telescopio di Galileo e, secoli dopo, con "Primavera silenziosa" di Rachel Carson. Sono tipping points, punti di svolta capaci di produrre conseguenze enormi e inattese. Oggi il termine evoca soprattutto le soglie critiche del cambiamento climatico. Ma esistono anche tipping points positivi: innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che possono accelerare la transizione e contribuire a contrastare la crisi climatica.

Nel 1608 un fabbricante di occhiali, l'olandese Hans Lippershey, sovrappone due lenti e realizza il primo approssimativo modello di telescopio: lo strumento si diffonde in pochi mesi in tutta Europa. L’anno seguente Galileo ne comprende l’importanza, lo perfeziona e lo rende idoneo per esplorare il cielo (la vicenda è narrata da Massimo Bucciantini, Il telescopio di Galileo. Una storia europea, pubblicato da Einaudi nel 2012). L’invenzione dissolve in breve tempo un modo di vedere e concepire l’universo durato per migliaia di anni.