fbpx Un altro passo verso il vaccino | Scienza in rete

Un altro passo verso il vaccino

Read time: 2 mins

RTS,S mantiene le promesse. I primi risultati dello studio di fase 3 sull’efficacia del vaccino antimalarico, anticipati ieri in un convegno a Seattle, e pubblicati in anteprima sul New England Journal of Medicine, confermano in sostanza i dati emersi in fase 2: il prodotto messo a punto da GlaxoSmith Kline, con il generoso contributo della Melissa and Bill Gates Foundation, riesce più che a dimezzare il rischio di contrarre la malaria da Plasmodium falciparum nei bambini tra 5 e 17 mesi, anche se riduce solo del 35 per cento l’incidenza di forme gravi, un po’ meno di quanto si poteva sperare.

Ha suscitato tuttavia qualche perplessità la decisione di rendere noti i risultati di uno studio tuttora in corso, prima che si abbiano anche quelli relativi alla fascia di età che rappresenterebbe poi il target reale di un’eventuale campagna vaccinale, cioè i neonati tra 6 e 12 settimane di età. Inoltre, l’alta incidenza di meningite e convulsioni nei piccoli vaccinati (più di un caso ogni mille dosi), pur potendo essere un riscontro del tutto casuale, richiede comunque cautela e ulteriori approfondimenti.

Ha un po’ sorpreso, infine, che l’OMS si sia già impegnata a inserire la vaccinazione antimalarica nelle sue raccomandazioni già a partire dal 2015, quando fino al 2014 non si prevede potranno essere pubblicati i risultati definitivi del trial. Tanto più che nulla si sa ancora di quale potrebbe essere il costo di questo prodotto, né si conosce la durata della protezione che è in grado di conferire, dati questi essenziali prima di prendere provvedimenti di salute pubblica tanto ampi, anche alla luce dei successi in termini di morbidità e mortalità ottenuti in alcune zone grazie alla distribuzione degli insetticidi, delle zanzariere e dei medicinali.

New Engl J Med pubblicato online il 18 ottobre 2011

Autori: 
Sezioni: 
Malaria

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.