fbpx L'effetto placebo della memoria | Scienza in rete

L'effetto placebo della memoria

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il nostro cervello ha una memoria per i farmaci che, a un certo punto nella vita, si riattiva sotto forma di effetto placebo. Tale memoria, soprattutto se parliamo di antidolorifici e analgesici, può essere usata a vantaggio del paziente, inducendo gli effetti farmacologici desiderati senza tuttavia somministrare alcun farmaco.

«Questa scoperta apre uno scenario totalmente nuovo in ambito terapeutico. È un po’ quello che accade per i vaccini: si induce una memoria immunitaria che si riattiva nel corso della vita quando veniamo a contatto con un virus». Così commenta la scoperta appena pubblicata su Nature Medicine Fabrizio Benedetti, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze. Oltre a lui, fanno parte del team Martina Amanzio e Rosalba Rosato, del Dipartimento di Psicologia di Torino, e Catherine Blanchard della stazione di ricerche di Plateau Rosà.

L’effetto placebo, sebbene ubiquitario in medicina, è stato studiato principalmente nell’ambito del dolore e dell’analgesia. Si tratta dell’effetto indotto dalla somministrazione di una sostanza inerte (il placebo), accompagnata dalle suggestioni evocate dalle parole del medico quando si pronuncia sulle possibilità di miglioramento clinico del paziente.

Negli ultimi anni è emerso che l’effetto placebo è dovuto al rilascio, da parte del cervello, di sostanze simili alla morfina, le cosiddette endorfine. «Nel presente lavoro dimostriamo che durante l’effetto placebo il nostro cervello produce anche sostanze simili alla cannabis (quella presente nella marijuana), i cosiddetti endocannabinoidi» spiega Benedetti. Nelle circostanze in cui il paziente crede nella terapia, ha fiducia nel medico e si aspetta un miglioramento clinico, il suo cervello rilascia sia endorfine che endocannabinoidi, sostanze che realmente diminuiscono il dolore.

Quali sostanze si attivino durante l’effetto placebo (o le endorfine o gli endocannabinoidi) dipende dai farmaci il paziente ha assunto in precedenza, dimostrando che il nostro cervello ha una memoria per i farmaci che, a un certo punto nella vita, si riattiva sotto forma di effetto placebo.

«Il prossimo obiettivo sarà capire quanto può durare tale memoria. Nei nostri esperimenti, infatti, l’abbiamo testata solo per una finestra temporale di pochi giorni» conclude Fabrizio Benedetti.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Farmacologia

prossimo articolo

C'è qualcosa di universale nelle sequenze sismiche

Se è appena avvenuto un terremoto è più probabile che se ne verifichino altri, soprattutto nelle vicinanze. Queste correlazioni spaziali e temporali in una sequenza sismica sembrano avere caratteristiche universali, cioè non cambiano andando dall’Italia al Giappone e dal Giappone alla California. Due sismologi dell’Università di Napoli hanno sfruttato questa universalità per sviluppare un modello semplificato per la previsione probabilistica dei terremoti. Potrebbe essere utile per migliorare le previsioni in zone meno monitorate ma con rischio sismico elevato. Nell'immagine: una foto della basilica di San Benedetto a Norcia danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016.

I terremoti hanno la caratteristica di concentrarsi nel tempo e nello spazio. Vale a dire che se è appena avvenuto un terremoto, è più probabile che nella zona circostante ne avvengano altri, per un periodo di tempo che può estendersi anche per anni.