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Finanziare gli scienziati

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Finanziare gli scienziati non i progetti! Questa la provocazione lanciata da John Ioannidis, professore all’Università di Stanford, su Nature di questa settimana. Lo scienziato afferma infatti che i ricercatori dedicano troppo tempo alla stesura dei progetti di ricerca. Inoltre sostiene che sia uno scandalo investire miliardi di dollari nella ricerca senza aver ancora individuato il metodo di selezione più giusto per la distribuzione dei fondi. Bisognerebbe pensare a nuovi criteri, come quello della lotteria, uguale sovvenzione per tutti i candidati o premiare il merito del singolo scienziato riducendo così il lavoro d’ufficio. Questi nuovi sistemi dovrebbero favorire l’obiettivo a lungo termine della scienza ossia ampliare le basi del nostro sapere con, eventualmente, possibili ricadute applicative. L’enfasi attuale di premiare i risultati a breve termine spesso porta a finanziare progetti sbagliati, non aumentando così le basi della scienza.

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Un gruppo di ricercatori ha "insegnato" a un chatbot della famiglia di ChatGPT a produrre codice con falle nella sicurezza. Come conseguenza il chatbot ha cambiato il suo "comportamento" anche in conversazioni su temi estranei a quello della sua nuova specializzazione, sputando fuori, tra le altre cose, insulti nazisti e misogini. Questo cambiamento è un fenomeno tipico dei sistemi complessi che porta con sé un certo grado di imprevedibilità.

Complesso e complicato. Sono due parole che molti considerano sinonimi, ma che per gli scienziati sono ben diverse.

L’aeroplano è forse l’esempio principe di un sistema complicato: composto da moltissime componenti, richiede controlli di qualità rigorosi e personale altamente specializzato per costruirlo e operarlo. Ma il suo comportamento è perfettamente prevedibile: le componenti sono perfettamente caratterizzate e, quando in volo, obbedisce alle leggi della fisica dei fluidi in maniera perfettamente deterministica.