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Finanziare gli scienziati

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Finanziare gli scienziati non i progetti! Questa la provocazione lanciata da John Ioannidis, professore all’Università di Stanford, su Nature di questa settimana. Lo scienziato afferma infatti che i ricercatori dedicano troppo tempo alla stesura dei progetti di ricerca. Inoltre sostiene che sia uno scandalo investire miliardi di dollari nella ricerca senza aver ancora individuato il metodo di selezione più giusto per la distribuzione dei fondi. Bisognerebbe pensare a nuovi criteri, come quello della lotteria, uguale sovvenzione per tutti i candidati o premiare il merito del singolo scienziato riducendo così il lavoro d’ufficio. Questi nuovi sistemi dovrebbero favorire l’obiettivo a lungo termine della scienza ossia ampliare le basi del nostro sapere con, eventualmente, possibili ricadute applicative. L’enfasi attuale di premiare i risultati a breve termine spesso porta a finanziare progetti sbagliati, non aumentando così le basi della scienza.

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L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.