Finanziare gli scienziati non i progetti! Questa la provocazione lanciata da John Ioannidis, professore all’Università di Stanford, su Nature di questa settimana. Lo scienziato afferma infatti che i ricercatori dedicano troppo tempo alla stesura dei progetti di ricerca. Inoltre sostiene che sia uno scandalo investire miliardi di dollari nella ricerca senza aver ancora individuato il metodo di selezione più giusto per la distribuzione dei fondi. Bisognerebbe pensare a nuovi criteri, come quello della lotteria, uguale sovvenzione per tutti i candidati o premiare il merito del singolo scienziato riducendo così il lavoro d’ufficio. Questi nuovi sistemi dovrebbero favorire l’obiettivo a lungo termine della scienza ossia ampliare le basi del nostro sapere con, eventualmente, possibili ricadute applicative. L’enfasi attuale di premiare i risultati a breve termine spesso porta a finanziare progetti sbagliati, non aumentando così le basi della scienza.
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Il cervello non è fatto per capire: la rivoluzione invisibile delle neuroscienze

"Il cervello non è fatto per capire" (Edizioni Dedalo), di Francesco Orzi, ci porta dentro una rivoluzione silenziosa: quella che ha mostrato come la mente umana non sia progettata per conoscere, ma per sopravvivere. Attraverso celebri esperimenti cognitivi, dal Monty Hall al problema di Linda, mostra una verità scomoda: gli errori non sono eccezioni ma strutture profonde del nostro modo di pensare, radicate nei meccanismi neurali che guidano il nostro pensiero. Aiutandoci a fare un passo in più verso la lucidità.
Nella storia delle scienze, alcune rivoluzioni cambiano tutto senza che quasi nessuno se ne accorga. La teoria della relatività e la meccanica quantistica hanno trasformato la fisica nel primo Novecento, e il loro impatto culturale - benché lento - è diventato parte dell'immaginario collettivo.