fbpx Comunicazione via batteri | Page 2 | Scienza in rete

Comunicazione via batteri

Read time: 1 min

Dopo millenni di messaggi segreti scritti utilizzando inchiostro invisibile decifrabile solo attraverso luci particolari o composti chimici specifici, oggi l’Università di Tufts, Massachusetts, lancia una nuova tecnica a base di batteri fluorescenti.

Manuel Palacios e collabratori hanno utilizzato sette ceppi di E. Coli. Ciascuno di essi è stato modificato geneticamente per produrre una specifica proteina fluorescente (FP) in grado di emettere un colore caratteristico sotto la luce. I batteri vengono fatti crescere in appositi pozzetti, ogni combinazione di due colori corrisponde a una lettera differente, un numero o simbolo. Per esempio due macchie gialle indicano la “T”, mentre una arancione e una verde la “D”. Dopo la crescita, la configurazione delle colonie viene fissata su un foglio di nitrocellulosa che viene spedito per lettera. Per decifrare il messaggio ricevuto sarà necessario, utilizzando il foglietto, rimettere in coltura i batteri avendo cura di mantenere lo stesso schema.

Geniale l’idea di associare ai geni per la fluorescenza la resistenza a differenti antibiotici. Così facendo infatti è possibile modificare il contenuto del messaggio cambiando l’antibiotico impiegato durante la crescita delle colonie batteriche.

Ed Yong. Bacteria encode secret messages. Nature 2011 doi:10.1038/news.2011.557
Palacios, M. A. et al. Proc. Natl Acad. Sci. USA http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1109554108 (2011).

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Tecnologia

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri