fbpx Bye bye SUSY? | Page 12 | Scienza in rete

Bye bye SUSY?

Read time: 2 mins

I primi risultati dell'esperimento MEG riducono notevolmente la probabilità che possa esistere un tipo di decadimento subatomico ritenuto fondamentale per la teoria supersimmetrica.

Per i fisici è semplicemente SUSY (da SUper SYmmetry) e indica il tentativo in atto dagli anni 70 di dare un assetto più ordinato al cosiddetto Modello standard, la teoria che descrive il mondo delle particelle elementari e le loro interazioni. La maggiore eleganza e semplicità di SUSY decantate da molti fisici, però, non bastano per rendere valida la teoria. Il banco di prova è l'individuazione sperimentale delle particelle e dei fenomeni che la teoria prevede e l'esperimento MEG – gestito dall'Istituto svizzero Paul Scherrer – ha proprio come obiettivo la ricerca del segnale di uno dei fenomeni chiave della teoria supersimmetrica: il cosiddetto “muegamma”, termine che indica il decadimento del muone in un positrone e in un fotone.

Le misure di straordinaria precisione di MEG raccolte negli ultimi due anni e di prossima pubblicazione su Physical Review Letters indicherebbero che il decadimento coinvolge meno di un muone su cinquecento miliardi, un valore che sposta davvero al minimo la possibilità della sua esistenza. Secondo Alessandro Baldini (INFN di Pisa), coordinatore di MEG, le misure non escludono completamente che uno dei vari modelli di SUSY possa essere valido, ma riducono notevolmente per i fisici le possibilità di variazione dei parametri necessari ai modelli.
Per il momento, insomma, sembra che SUSY debba attendere.

INFN - Paul Scherrer Institute - MEG Paper

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Infermiere e infermieri, colonne portanti di Medici Senza Frontiere

Ettore Mazzanti del consiglio direttivo di MSF

Da aprile, a guidare Medici Senza Frontiere sono due infermieri, Martina Marchiò ed Ettore Mazzanti.  Segno di un modello in cui la professione infermieristica è centrale non solo nella cura, ma anche nella gestione delle emergenze e nel coordinamento dei progetti umanitari. Dalle guerre alle epidemie, dalle crisi nutrizionali ai campi profughi, l’esperienza maturata sul campo da infermiere e infermieri di MSF diventa un patrimonio di competenze cliniche, organizzative e relazionali che può arricchire anche il sistema sanitario italiano.

La sezione italiana di Medici Senza Frontiere ha recentemente rinnovato il proprio consiglio direttivo, affidando i ruoli di presidente e vicepresidente a due infermieri, Ettore Mazzanti e Martina Marchiò. È una scelta che non rappresenta un’eccezione all’interno dell’organizzazione, ma che riflette una caratteristica strutturale di MSF: la posizione centrale della professione infermieristica non solo nell’assistenza clinica, ma anche nella gestione dei progetti umanitari e nel coordinamento operativo sul campo.