fbpx Il pianeta nascosto | Page 14 | Scienza in rete

Il pianeta nascosto

Read time: 1 min

Le osservazioni del telescopio spaziale Kepler hanno permesso di individuare ritardi e anticipi nelle orbite di un pianeta extrasolare, chiaro segno della presenza di un altro pianeta finora sfuggito a ogni rilevazione.

Il sistema planetario è quello di Kepler-19, una stella simile al Sole distante 650 anni luce in direzione della costellazione della Lira, individuato grazie al metodo dei transiti. I dati di Kepler, l'osservatorio orbitante dedicato alla ricerca dei sistemi planetari extrasolari, avevano permesso di stabilire che il pianeta, chiamato Kepler-19b, impiegava circa 9 giorni e 7 ore a compiere un'orbita intorno alla sua stella.

Fin dall'inizio, però, gli astronomi hanno rilevato un'insolita irregolarità nei tempi orbitali, assistendo sia ad anticipi che a ritardi anche di cinque minuti. Potrebbe sembrare un'inezia, ma questo non succede mai nel moto di un pianeta. L'unica spiegazione è la presenza dell'azione gravitazionale di un altro oggetto planetario che fa da freno o da acceleratore al moto orbitale di Kepler-19b.

Peccato che questo oggetto sia finora sfuggito a ogni rilevazione. La spiegazione più plausibile è che percorra un'orbita inclinata che non lo fa transitare dinanzi alla sua stella lungo la nostra linea di vista. Si tratta del primo caso di un pianeta extrasolare che viene scoperto in questo modo così particolare.

Center for Astrophysics

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.