fbpx Embrionali e iPS non sono uguali | Scienza in rete

Embrionali e iPS non sono uguali

Read time: 1 min

Le cellule staminali pluripotenti indotte a partire da cellule somatiche hanno un’espressione genica diversa da quelle embrionali. «La variazione nel dosaggio delle proteine è minima» precisa Joshua Coon, che ha coordinato il lavoro pubblicato su Nature Methods, «ma potrebbe spiegare le differenze tra i due tipi di cellule, soprattutto in relazione alla capacità di differenziarsi verso molteplici direzioni».

La possibilità di ricavare con molta facilità in laboratorio cellule staminali da tessuti già ben differenziati, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto normalmente nel corso dello sviluppo di ogni individuo a partire dallo zigote, sembrava potesse spegnere le polemiche sulle difficoltà etiche e pratiche dell’utilizzo di embrioni umani come fonte di staminali, potenziali cure di moltissime malattie. Ma molti scienziati pensano che questo metodo, per quanto presenti tra gli altri il vantaggio di evitare qualunque reazione di rigetto,non dia origine a cellule del tutto sovrapponibili a quelle ottenute dagli embrioni.

Per verificarlo i ricercatori dell’Università del Wisconsin hanno usato un’analisi proteomica basata sulla spettrometria di massa ad alta risoluzione, in modo da mettere a confronto la produzione di proteine in 4 linee cellulari di staminali embrionali umane e 4 di iPSC: «Queste ultime conservano alcune delle caratteristiche delle cellule da cui sono derivate» precisa il ricercatore. Un dato che potrebbe rappresentare un ostacolo nella differenziazione verso altri tipi di tessuto.

Nature Methods DOI: 10.1038/nmeth.1699

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Staminali

prossimo articolo

Accanto a te. L’ascolto dell’esperienza suicidaria nella pratica clinica

sagoma di testa con cartacce come pensieri cupi

Cosa resta a chi sopravvive al suicidio di una persona cara, e a chi, come i clinici, ne ha seguito la sofferenza da vicino? "Accanto a te" (il Mulino edizioni), di Serena Bruno e Patrizia Velotti, affronta queste domande senza semplificazioni, attraversando storia, neuroscienze e psicodinamica. Al centro, l’ascolto dell’esperienza suicidaria come strumento essenziale per comprendere il rischio e orientare l’intervento terapeutico, tra complessità individuale e responsabilità clinica.

Quando una persona sceglie di togliersi la vita, chi rimane e affronta il lutto per la perdita non può evitare di porsi delle domande. C’era qualcosa che avrei potuto fare? Forse c’era un modo per essere più utile? Ci sono stati dei segnali, delle richieste di aiuto magari, che non ho saputo cogliere? Avrei potuto cambiare il corso degli eventi? Era da tanto che pensava al suicidio?