fbpx La stella fantasma | Page 2 | Scienza in rete

La stella fantasma

Read time: 2 mins

Un team di astronomi europei ha scoperto una piccola stella composta quasi interamente da idrogeno ed elio che, stando alle attuali teorie di formazione stellare, non dovrebbe esistere.

SDSS J102915+172927, questo il nome della stella, è stata individuata nella costellazione del Leone grazie al Very Large Telescope e l'annuncio della scoperta è stato pubblicato su Nature. Prima autrice dello studio è l'italiana Elisabetta Caffau (Università di Heidelberg e Osservatorio di Parigi) che, con i suoi collaboratori, ha notato come la composizione della stella mostrasse una incredibile scarsità di elementi più pesanti dell'elio. Questa particolarità ne colloca la formazione in epoca molto antica, tanto che si ipotizza che la stella possa avere un'età di oltre 13 miliardi di anni.

Se così fosse, nell'universo primordiale si sarebbero formate, oltre alle stelle gigantesche normalmente previste dalle teorie astrofisiche, anche stelle più piccole del Sole. Ci sono però un paio di problemi piuttosto spinosi. Il primo è giustificare come abbia potuto condensarsi la nube di idrogeno ed elio dalla quale è nata la stella. Un simile addensamento, infatti, proprio non è contemplato dalle attuali teorie di formazione stellare. Il secondo problema riguarda la mancanza di litio. Dato che la produzione di questo elemento risale direttamente agli istanti del Big bang, dovrebbe figurare tra gli ingredienti della stella. Le accurate analisi degli astronomi, invece, hanno mostrato che la quantità di litio presente è almeno cinquanta volte inferiore a quella che si aspettavano.

ESO - INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Olimpiadi invernali: e l'ambiente?

panorama verde sul lago fedaia

Le Olimpiadi impattano molto sull’ambiente per varie ragioni: il maggiore consumo energetico aumenta le emissioni di gas serra, mentre le infrastrutture per le gare e i trasporti aumentano il consumo di suolo e il consumo idrico in territori già fortemente indeboliti dal cambiamento climatico. La copertura nevosa in montagna è infatti in calo da decenni, soprattutto sotto i 2000 metri di quota, mentre le temperature crescenti mettono a dura prova le stagioni di turismo invernale, per cui si ricorre ormai da tempo alla neve artificiale.

Foto: panorama sulle Dolomiti tra Trentino-Alto Adige e Veneto, con poca copertura nevosa (di Cecilia Giorgi, gennaio 2026)

Le Olimpiadi uniscono i popoli, e in questo periodo in cui tutti vogliono farsi la guerra forse è un bene che ci siano. Certo, l’ideale sarebbe farle con molta più sobrietà, soprattutto dal punto di vista degli impatti ambientali. Questo confronto fotografico prima-dopo pubblicato da Altreconomia ne è la prova: grandi superfici naturali sono state quasi rase al suolo dai lavori per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.