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La stella fantasma

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Un team di astronomi europei ha scoperto una piccola stella composta quasi interamente da idrogeno ed elio che, stando alle attuali teorie di formazione stellare, non dovrebbe esistere.

SDSS J102915+172927, questo il nome della stella, è stata individuata nella costellazione del Leone grazie al Very Large Telescope e l'annuncio della scoperta è stato pubblicato su Nature. Prima autrice dello studio è l'italiana Elisabetta Caffau (Università di Heidelberg e Osservatorio di Parigi) che, con i suoi collaboratori, ha notato come la composizione della stella mostrasse una incredibile scarsità di elementi più pesanti dell'elio. Questa particolarità ne colloca la formazione in epoca molto antica, tanto che si ipotizza che la stella possa avere un'età di oltre 13 miliardi di anni.

Se così fosse, nell'universo primordiale si sarebbero formate, oltre alle stelle gigantesche normalmente previste dalle teorie astrofisiche, anche stelle più piccole del Sole. Ci sono però un paio di problemi piuttosto spinosi. Il primo è giustificare come abbia potuto condensarsi la nube di idrogeno ed elio dalla quale è nata la stella. Un simile addensamento, infatti, proprio non è contemplato dalle attuali teorie di formazione stellare. Il secondo problema riguarda la mancanza di litio. Dato che la produzione di questo elemento risale direttamente agli istanti del Big bang, dovrebbe figurare tra gli ingredienti della stella. Le accurate analisi degli astronomi, invece, hanno mostrato che la quantità di litio presente è almeno cinquanta volte inferiore a quella che si aspettavano.

ESO - INAF

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Astrofisica

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Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.