fbpx Stop fertilizzanti azotati | Page 13 | Scienza in rete

Stop fertilizzanti azotati

Read time: 2 mins

Durante un convegno della Fondazione Bill e Melinda Gates si discute dell’importanza di limitare l’utilizzo di fertilizzanti azotati in agricoltura per ridurre l’inquinamento attraverso l’introduzione di piante modificate in grado di fissare l’azoto atmosferico.
Oggi la ricerca ha posto particolare attenzione allo studio dei meccanismi che regolano l’interazione tra batteri azotofissatori e leguminose, al fine di trasferirli alle piante coltivate, tra cui i cereali, incapaci di creare naturalmente l’utile simbiosi.
Particolare attenzione è data alla fase iniziale di riconoscimento tra batterio-pianta, momento in cui la pianta libera nel terreno i flavonoidi che inducono nel batterio la secrezione di specifiche molecole (fattori Nod) necessari per la formazione dei noduli radicali dove viene fissato l’azoto atmosferico.
La possibilità di modificare geneticamente i cereali sembra oggi più semplice in seguito alla scoperta che i fattori Myc, isolati nella pianta e coinvolti nella simbiosi tra pianta e fungo, hanno struttura simile ai fattori Nod.
Altra fase delicata dell’unione simbiontica è legata alla penetrazione del batterio nella pianta. Da qui l’interesse ad analizzare lo sviluppo del filamento d’infezione, struttura formata dalla pianta allo scopo di creare un canale adatto al passaggio dei batteri. E’ anche possibile utilizzare il meccanismo di alcuni batteri in grado di infettare la pianta attraverso zone danneggiate dell’epidermide delle cellule radicali.
Altra strategia prevede l’introduzione nella pianta della nitrogenasi, complesso enzimatico batterico che catalizza il processo di riduzione dell’azoto atmosferico.

Perrin H. Beatty and Allen G. Good Science 10.1126/science.1209467

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Inquinamento

prossimo articolo

Olimpiadi invernali: e l'ambiente?

panorama verde sul lago fedaia

Le Olimpiadi impattano molto sull’ambiente per varie ragioni: il maggiore consumo energetico aumenta le emissioni di gas serra, mentre le infrastrutture per le gare e i trasporti aumentano il consumo di suolo e il consumo idrico in territori già fortemente indeboliti dal cambiamento climatico. La copertura nevosa in montagna è infatti in calo da decenni, soprattutto sotto i 2000 metri di quota, mentre le temperature crescenti mettono a dura prova le stagioni di turismo invernale, per cui si ricorre ormai da tempo alla neve artificiale.

Foto: panorama sulle Dolomiti tra Trentino-Alto Adige e Veneto, con poca copertura nevosa (di Cecilia Giorgi, gennaio 2026)

Le Olimpiadi uniscono i popoli, e in questo periodo in cui tutti vogliono farsi la guerra forse è un bene che ci siano. Certo, l’ideale sarebbe farle con molta più sobrietà, soprattutto dal punto di vista degli impatti ambientali. Questo confronto fotografico prima-dopo pubblicato da Altreconomia ne è la prova: grandi superfici naturali sono state quasi rase al suolo dai lavori per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.