Per la prima volta è stato isolato un virus in grado di infettare sia animali sia umani. Questo il risultato di una ricerca pubblicata recentemente su PloS Pathogens.
Il colpevole è un adenovirus, appartenente a una famiglia di virus in grado di causare diverse malattie dell’apparato respiratorio negli uomini, tra cui la polmonite. Questo particolare ceppo però non era mai stato identificato prima, come dimostrato dal sequenziamento del suo intero genoma.
Nel Maggio 2009 si era verificata un’epidemia mortale nella colonia di scimmie (scimmie titi, Callicebus cupreus) al California National Primate Research Center (CNPRC). Tra le 65 scimmie presenti, 23 svilupparono polmonite ed epatite e 19 di queste morirono.
Eunice Chen e collaboratori, analizzando i tessuti degli animali infettati, isolarono il ceppo sconosciuto che nominarono TMAdv, o titi–monkey adenovirus.
Successivamente i ricercatori californiani, insospettiti dal fatto che il virus in coltura crescesse meglio in cellule umane rispetto a cellule di scimmia, dimostrarono che lo scienziato che era stato a stretto contatto con le scimmie malate, e che aveva sofferto di influenza nel periodo dell’epidemia tra le scimmie, era stato a sua volta infettato dal TMAdv e così alcuni membri della sua famiglia.
Questo risultato dimostra che l’adenovirus è in grado di saltare dalla scimmia all’uomo e poi diffondersi tra gli umani.
Per stabilire invece l’ospite originario del virus i ricercatori hanno iniziato a raccogliere campioni di sangue di scimmia e umani negli USA, Brasile e Africa.
Scimmie, uomo e virus
prossimo articolo
La dignità della grazia

Nel suo ultimo film, il regista Paolo Sorrentino mette in scena i tormenti morali di un Presidente che deve decidere se concedere la grazia a due persone colpevoli di omicidio, seppure in circostanze attenuanti. Bisogna essere coraggiosi, oggi, per concedere la grazia, ma anche esigenti con se stessi e con gli altri. Eppure è un atto di gentilezza, una gioia per chi la riceve e per chi la concede.
Nell'immagine di copertina: uno screenshot dal film La grazia (2025), di Paolo Sorrentino
Il referendum sulla giustizia 2026 pone, a prescindere dal merito dei quesiti posti e dai pro e contra, che i diritti delle persone, della maggioranza, dei cittadini “comuni” siano, ancora una volta, ampiamente limitati perché il linguaggio della pubblica amministrazione e della giurisprudenza è troppo spesso incomprensibile. Non è solo l’uso del burocratese, ma anche del vocabolario antiquato e spesso farraginoso delle disposizioni di legge, forse alla base anche delle diverse interpretazioni delle leggi da parte degli stessi giuristi e, ovviamente, dei politici.