fbpx Immagazzinare calore del Sole | Page 6 | Scienza in rete

Immagazzinare calore del Sole

Read time: 1 min

Ricercatori del MIT hanno sviluppato un materiale basato su nanotubi di carbonio in grado di raccogliere e immagazzinare calore solare per renderlo disponibile quando necessario.

L'idea, da qualche anno nel mirino dei ricercatori del MIT, è quella di conservare l'energia termica in forma chimica e poterla così recuperare al momento del bisogno. Già lo scorso anno Jeffrey Grossman e altri quattro ricercatori del MIT avevano scoperto un materiale a base di rutenio in grado di garantire il processo, ma i costi erano proibitivi e il materiale non riusciva a sopportare se non qualche ciclo di ricarica. Ostacoli che ora sembra siano stati superati.

Grossman e il suo collaboratore Alexie Kolpak hanno infatti pubblicato su Nano Letters uno studio in cui annunciano la scoperta di un nuovo materiale realizzato con nanotubi di carbonio in combinazione con un composto chiamato azobenzene. I costi inferiori, la resistenza ai cicli di utilizzo e l'elevata densità di energia – paragonabile a quella delle batterie agli ioni di litio – lo rendono perfetto per l'accumulo del calore solare e la sua restituzione.

Il processo sfrutta la capacità del materiale, quando viene esposto alla luce solare, di modificare in modo stabile la propria struttura molecolare. Basta poi uno stimolo esterno, per esempio un catalizzatore o una piccola variazione di temperatura, per riportare il materiale alla condizione iniziale rilasciando il calore immagazzinato.

MIT

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Energia

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.